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“Roma sapeva. Il mondo di mezzo”

“Roma sapeva. Il mondo di mezzo”
novembre 08
15:12 2015

C’è sempre un mondo di mezzo, un altro mondo che in realtà è tra di noi; “i vivi sopra” e “i morti sotto” hanno fatto nascere un mondo di mezzo dove questi due vecchi mondi si incontrano, il mondo politico, gli imprenditori da un lato e il mondo della manovalanza e di quelli di sotto dall’altro. Chi ha condiviso la militanza conosce come non si possa dire di no a quel mondo di mezzo la cui influenza straripò a Roma dopo l’arrivo al Campidoglio di Gianni Alemanno, ma anche di tanti altri politici.

Il mondo di mezzo sopravvive grazie a quelli di sopra che da sempre sfruttano quelli di sotto e ad una ideologia strutturata che sorregge il sistema in grado di veicolare e trasformare la rabbia contro il potere di sopra in violenza sterile e contro ancora altri ancora “più sotto”. Una catena alimentata da violenza e da rabbia a cascata dove ognuno per l’impellente bisogno si rassegna e si accontenta di un po’ di briciole. Chi esce fuori da questo circuito, e lo mette in discussione ideologicamente per sovvertire l’ordine della catena alimentare deve essere distrutto.

Un sistema tutto sommato ordinato, dove si uccide poco e solo chi contravviene alle regole, come forse nel caso di Flavio Simmi a cui hanno sparato a Roma ai testicoli e poi ucciso a Roma Prati con modalità identiche agli omicidi di Giulio Saltalippi, Angelo Di Masi, Giuseppe Criniti, intervenuti con la stessa calibro 9 con e gli stessi caschi.

La verità è che il potere necessita di quelli di sotto per gestire il potere stesso, soprattutto a Roma dove il potere ha sempre vissuto in poltrona; si autogenerano così conflitti perenni senza i quali non vi sarebbe alcun business. Si invade la Capitale di cocaina in periferia e nei Palazzi bene, affinchè nascano contemporaneamente ricchezza, ricatti insieme a necessità e dipendenza. Un meccanismo di natura sociologica del nostro mondo che sfrutta, schiavizza, distrugge, uomini, ricchezze naturali, solidarietà e buoni sentimenti.

La parola chiave è generare un nemico, un conflitto su tutto, dagli stranieri ai campi dei nomadi, da isolare e fermare in moderne riserve indiane; conflitti che servono per essere gestiti, per giustificare appalti e soldi per campi nomadi su cui lucrano nuove forme di criminalità e i quattro Re di Roma; Giuseppe Casamonica, del Clan malavitoso di origine Rom ormai noto alle cronache internazionali per il funerale di Vittorio Casamonica accompagnato dalle note della musica del Padrino, Carmine Fasciano, nuovo re di Ostia e del litorale, Michele Senese, detto il pazzo, e lui, Massimo Carminati, l’ultimo Re di Roma, terrorista dei Nar confluito poi nella banda della Magliana, raccontato in “Romanzo Criminale” di De Cataldo come “il Nero”. Collegato a Cosa Nostra, la ‘Ndrangheta, la Camorra, alla Massoneria, alla Loggia P2 e ai Servizi Segreti e al mondo fascista romano, arrivò a nascondere al Ministero della Salute le proprie armi e che ricevette una condanna a nove anni poi riformata in un processo condiviso con il Generale del Sismi Musumeci, al Colonnello dei Carabinieri Belmonte e al’immancabile Licio Gelli, uomo storico della P2. Loggia massonica che si rinviene spesso nelle sue gesta, come quella dell’esecuzione insieme ai Nar del giornalista Pecorelli, altro uomo della P2 vicino ai servizi segreti. Delitto che servì a Carminati per favorire entrature negli ambienti giudiziari, finanziari romani, ossia ambienti che detenevano il potere.

Un mondo di mezzo ma anche molto trasversale, poiché se a destra compare l’ex Nar Carminati, nel mondo della finta alternanza o della par condicio non può non considerarsi Salvatore Buzzi con il suo passato di sinistra. Carminati si assicurava così il mondo delle cooperative, per il tramite di Salvatore Buzzi, ex detenuto “pentito” oggetto addirittura del provvedimento di grazia da parte del Presidente della Repubblica Scalfaro. Buzzi si era pentito di aver ucciso un amico con cui rubava con un giro di assegni soldi alla banca con cui lavorava. Un crimine commesso a freddo. Delitto consumato con 34 pugnalate, più delle 23 inflitte all’imperatore Giulio Cesare. Una storia che si consuma nel mondo di mezzo, stavolta, di una sinistra romana, sinistra bene, che ha per anni coccolato il suo prodigio passato attraverso le asperità alle stelle con conferenze all’interno delle carceri italiane. Buzzi ritratto poi con il Sindaco Alemanno insieme a Luciano Casamonica in una foto ritornata nota alle cronache, divulgata ma sempre sottovalutata, legato al Carminati degli appalti e della gestione di alcuni bar all’interno della Rai, di enti pubblici e un tempo del policlinico dell’università di Tor Vergata costruita, forse non a caso, da un altro ex della banda della magliana.

Un mondo e una terra di mezzo, molto diversa da quella degli hobbit di Tolkien, un mondo inquinato, non solo moralmente, e dove il traffico illecito dei rifiuti è l’affare più pulito.

Articolo di 

Michele Bonetti
Michele Bonetti

Iscritto all’Albo degli Avvocati di Roma dal 2005, titolare dello studio Michele Bonetti Avvocato & Partners da anni presta consulenza legale, giudiziale e stragiudiziale, a favore di privati, aziende e associazioni pubbliche e private, patrocinando grandi inchieste e azioni collettive.