Telejato

Riina, Ingroia: “È morto senza parlare, da vero capo”

Riina, Ingroia: “È morto senza parlare, da vero capo”
novembre 22
19:06 2017

È morto senza parlare, da vero capo. Ma è morto da uomo sconfitto, in carcere, dopo 24 lunghissimi anni di 41 bis.

Totò Riina è rimasto fedele a se stesso fino all’ultimo, sprezzante e omertoso anche quando, vecchio e malato, si è reso conto di essere alla fine dei suoi giorni. Dal carcere di Opera, dov’era rinchiuso, ha continuato a mandare messaggi finché ha potuto, per far capire al mondo di fuori che a comandare era ancora lui.

Capo dei capi lo è stato per una stagione lunghissima, quella che ha cambiato la storia della mafia e con essa la storia del nostro Paese. Fu lui, alla fine degli anni Settanta, a reinventarsi Cosa nostra, a imprimerle quella svolta sanguinaria e stragista che ha avuto fino al 1994. Perché la mafia uccideva anche prima, ma mai si era spinta fino al punto di portare un attacco frontale e spietato allo Stato come ha fatto con Riina. Feroce contro chiunque si mettesse sulla sua strada, si trattasse di boss della vecchia mafia come Stefano Bontate o di magistrati come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

E’ chiaro che la sua morte chiude definitivamente una stagione, quella dello stragismo politico-mafioso, caratterizzata dall’uso della violenza mafiosa per finalità politiche, degli omicidi come strumento di forte pressione e condizionamento della politica. Una strategia che per circa trent’anni ha permesso ai corleonesi di scalare le gerarchie mafiose fino ad acquisire un indubbio primato sulle altre mafie, tanto a livello nazionale quanto a livello internazionale, ma che alla fine Riina ha interpretato nel senso di un continuo gioco al rialzo, spingendosi fin troppo in avanti. Lì è cominciata la sua fine.

Quando tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta i vecchi referenti politici sono venuti meno, quando la caduta del muro di Berlino ha tolto alla mafia quel ruolo di argine anticomunista che aveva sempre avuto durante la guerra fredda, il ricatto non ha più funzionato. Ed allora Riina ha alzato il tiro, avviando uno scontro aperto con la politica e con le istituzioni, colpendo anche vecchi alleati, come testimonia l’omicidio Lima, che alla fine l’ha portato alla sconfitta. Nel momento in cui ha superato il limite, colpendo con una ferocia mai vista prima, uccidendo uomini dello Stato ma anche innocenti, ha determinato infatti una reazione popolare e civica prima, istituzionale e legislativa subito dopo, che ha progressivamente messo nell’angolo l’ala più intransigente e militarista di Cosa nostra, quella rappresentata appunto da Riina.

Vennero poi gli anni della trattativa, di cui però il principale artefice fu Provenzano, che capì prima di Riina che la mafia non poteva alzare troppo il tiro e che quindi bisognava scendere a patti con lo Stato, cercare nuovi riferimenti politici, adottare una strategia della sommersione, dedicandosi soprattutto agli affari e rassegnandosi anche a un ruolo subalterno alle altre mafie, la ‘ndrangheta in particolare, che non si erano bruciate in una guerra aperta con lo Stato. E infatti la nuova mafia uccide e si espone di meno, opera più nascosta, veste giacca e cravatta e invece delle armi usa la corruzione per fare soldi, per allargare il suo giro di affari, per infiltrarsi nei salotti che più contano. Anche questa è una sconfitta di Riina.

Resta il rimpianto, il senso di occasione perduta perché il capo dei capi non ha mai accettato di parlare. Ne avrebbe avute di cose da raccontare, ma se l’è tenute per sé fino alla fine. Si è portato nella tomba i tanti segreti che custodiva, quelle indicibili verità sulla stagione delle stragi mafiose e sulla trattativa scellerata che uomini dello Stato avviarono con Cosa nostra all’inizio degli anni Novanta. E così adesso una coltre di silenzio omertoso cala a coprire definitivamente le malefatte compiute da un’intera classe dirigente collusa con la mafia ma anche le responsabilità di quella cosiddetta società perbene che si è piegata al compromesso con Cosa nostra, accettando per tornaconto personale che tanti innocenti venissero uccisi. In molti avevano da temere se Riina avesse parlato, ora possono tirare tutti un sospiro di sollievo.

Articolo di 

Antonio Ingroia
Antonio Ingroia

Avvocato, giornalista, ex pm antimafia e politico italiano


Tratto da: antimafiaduemila.com – Fonte: affaritaliani.it