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Processo Maniaci: alcuni giornalisti continuano a scrivere “minchiate”

Processo Maniaci: alcuni giornalisti continuano a scrivere “minchiate”
ottobre 05
15:25 2017

 

Ieri doveva essere un giorno di gioia e per molti aspetti lo è stato.

La decisione del Presidente della seconda sezione del tribunale di Palermo Benedetto Giaimo di stralciare la posizione di Pino Maniaci dal processo in atto contro i presunti mafiosi di Borgetto, accusati a vario titolo di associazione mafiosa e di estorsione aggravata, è stata accolta con un sospiro liberatorio da parte dell’imputato, perché in tal modo si è stabilito chiaramente che egli nulla ha a che fare con i mafiosi presunti, in mezzo ai quali era stato messo dentro in un unico calderone dai giudici che hanno istruito il processo. La lettura della sentenza ha anche chiarito in modo chiaro e inequivocabile che alcune associazioni, come Liberjato, che si sono costituite parte civile nel processo, rimangono al loro posto, nonostante la richiesta avanzata dall’avvocato del presunto mafioso Giambrone, l’avv. Polizzi, motivata dal fatto che esse erano state cancellate dalla prefettura dall’elenco, a seguito di alcuni sospetti avanzati nei loro confronti. Le associazioni, si legge nella sentenza, poiché hanno subito un danno, hanno pieno diritto di avanzare le loro richieste di risarcimento. Sin qui tutto a posto.

Senonchè, alla fine del processo, quando tutti stavano andando via, si è presentata una giornalista dell’Ansa, Lara Sirignano, che non avendo seguito la fase processuale ha chiesto informazioni a persone ancora presenti, e poi ha scritto il suo bravo pezzo per l’agenzia in cui lavora, concludendo che “sono state ammesse come parti civili, ma solo contro Maniaci, accusato di avere ucciso i suoi cani e di avere fatto passare l’episodio per una minaccia mafiosa nei suoi confronti, due associazioni animaliste”. Boom. Se si voleva scendere in basso a raccogliere fango per continuare a gettarlo in faccia a Maniaci, senza sapere nulla dei fatti, la nostra brava giornalista c’è riuscita, perché, non sappiamo se per cattiveria o per disinformazione, l’informatrice disinformata non sapeva che i cani non sono quelli di Maniaci, barbaramente uccisi “per dargli una lezione”, e sulla cui uccisione ancora oggi non è stata aperta una chiara indagine, né data una definitiva spiegazione, ma il cane di Francesco Billeci, un imprenditore di Borgetto che si è rifiutato di pagare il pizzo.

Purtroppo c’è di più: sappiamo che gran parte dei giornalisti nostrani fanno il copia-incolla delle notizie Ansa e le trasferiscono sui loro siti, senza vagliarne l’attendibilità: così è successo che testate come il Giornale di Sicilia, Live Sicilia, Palermo Today e altre, per le quali i comunicati Ansa sono una sorta di vangelo, hanno ripreso la minchiata e l’hanno data per buona. Nonostante la richiesta di precisazione da parte di Maniaci, la notizia sbagliata non è stata ancora da tutti corretta, forse perché, nell’atteggiamento pregiudiziale che molti giornalisti hanno assunto nel caso di Pino Maniaci, si desiderava e si sarebbe voluto che così fosse. Nella richiesta di rettifica Pino Maniaci ha così scritto: “Non capisco come si può scrivere che Pino Maniaci viene separato da questo processo e nel frattempo vengono ammesse associazioni animaliste come parte civile per l’uccisione dei suoi cani. Visto che non siete in grado di comprendere non solo il lessico giuridico, ma anche il semplice italiano, vi faccio il favore di spiegarvi come stanno le cose, visto che non eravate presenti. Io con questo processo non ho più nulla a che vedere e quindi fatemi capire queste parti civili contro chi si costituiscono. Se volete saperlo telefonatemi”.

Di diverso tono il comunicato pervenuto dallo studio legale dell’avv. Antonio Ingroia che afferma: “Un’altra palese ingiustizia è stata sanata. I giudici hanno preso atto, come noi abbiamo chiesto sin dall’inizio, che Pino Maniaci non poteva essere processato assieme ai boss mafiosi di Partinico e di Borgetto contro cui si è sempre battuto con le telecamere di Telejato. Abbiamo sempre sostenuto che non c’era alcun nesso tra il procedimento a carico di Maniaci e quello a carico degli altri imputati e che, siccome i reati contestati a Maniaci erano molto meno gravi di quelli degli altri imputati, la sua posizione andava stralciata e andava processato separatamente davanti al giudice monocratico e non invece davanti al giudice collegiale, come era stato disposto dal GUP su richiesta del PM. I giudici – continua Ingroia – oggi ci hanno dato ragione, così come ci avevano dato ragione la scorsa udienza sul via libera alle riprese audiovisive del processo, vista la sua evidente rilevanza sociale. Precisiamo inoltre che non corrisponde al vero che le due associazioni animaliste ammesse al processo si siano costituite come parte civile contro Maniaci: si sono invece costituite parte civile contro un altro imputato, accusato di aver ucciso dei cani a scopo estorsivo. La battaglia per stabilire la verità, e cioè la totale estraneità di Maniaci alle accuse che gli sono state ingiustamente mosse, prosegue. Giustizia sarà fatta solo quando Maniaci sarà dichiarato innocente e gli verrà restituito l’onore che merita”, conclude Ingroia.

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