Telejato

Ma ora si diserti senza se e senza ma il branco dei benpensanti

Ma ora si diserti senza se e senza ma il branco dei benpensanti
marzo 08
14:40 2018

La miniserie su Fabrizio Dé Andre e il Faber che possiamo far vivere nel quotidiano

La miniserie Il Principe Libero ha scatenato anche sui social un fiume di commenti. La platea di Facebook, per esempio, si è letteralmente divisa a metà tra delusi ed entusiasti. Per alcuni giorni praticamente Faber ha calamitato gran parte dell’attenzione. Tra i delusi e gli entusiasti della recitazione di Marinelli c’era comunque un filo comune: grandissimo ed immenso Faber, gigante unico ed irripetibile. E anche gli entusiasti hanno ammesso che in uno sceneggiato televisivo di poche ore era impossibile raccontare pienamente Faber.

minoranzadeandreianaPaolo Villaggio in un’intervista su Repubblica criticò la “deificazione” di Fabrizio con la quale si “è costruito un personaggio finto”. Ma lui “era molto più divertente, vario, non poteva essere schematico come un anarchico cattivo e incazzato” di come “l’hanno confinato”. La persona vera si è incarnata nei quartieri dove il buon Dio non dà i suoi raggi, si è perso tra i carugi dove incontrava l’umanità più varia e nelle sue canzoni interpretava il disagio degli emarginati, dei disgraziati, dei condannati dall’ideologia benpensante per renderlo qualcosa di utile e bello. Faber per tanti aspetti era l’anti eroe per definizione, ci mise anni anche solo per cedere al palcoscenico. La sua essenza era altrove, lontana dalle luci e dai lustrini, dai salotti e dai riflettori. Nei giorni della miniserie tutti deandreiani, tutti innamorati della sua poesia, tutti a decantare le virtù. Di chi però disse di aver trovato ben poco merito nella virtù e ben poca colpa nell’errore.

GLI ULTIMI E GLI EMARGINATI CANTA FABRIZIO

Siamo innamorati di Fabrizio? Siamo rapiti dalla sua musica? Ci struggiamo realmente nel suo ricordo? E allora commemoriAmolo nell’unica maniera vera e autentica. Abbandoniamo le nostre certezze borghesi, le nostre ideologie da perbenisti e benpensanti, le nostre comodità da materassi di piume in cerca di poltrone e tivù. Fabrizio era autenticamente Fabrizio accanto agli ultimi, agli emarginati, ai barboni, alle puttane delle “vecchie case” di Genova, ai disgraziati di ogni tipo. Ma mai con la carità pelosa e assistenziale di chi si crede migliore e guarda dall’alto in basso. No, Fabrizio viveva con loro, li ammirava, apprezzava la loro umanità. La migliore. Molti sono colpiti, ancora oggi, dalla precisione, dalla minuziosa ricerca, dall’attenzione di De André nelle parole e nelle musiche. Era tutto messo nel descrivere, nel raccontare, nel far conoscere quella umanità. Ma saremmo mai capaci noi di andare alla ricerca di un barbone o in una comunità di una prostituta, di un ex tossico, di un ex carcerato? E ascoltarli, lasciarci arricchire dall’incontro, apprezzarli? E ci andremo mai con “l’abito bello”, il vestito da cerimonia e a festa? Si, quelli che utilizziamo per le pompose commemorazioni, i matrimoni e i salotti buoni? Fabrizio era questo. L’uomo che viveva a disagio nelle sacrestie dell’ordine borghese, nei salotti delle vuote chiacchiere e delle certezze dell’ipocrita alta società. Faber tutta la vita si è ribellato alla piramide sociale, l’ha vissuta rovesciandola. Trovando la meglio società lì dove i ricchi e benpensanti giudicano e disprezzano.

personecontinuadelusione

È un interrogativo anche troppo facile e scontato quello su cosa avrebbe detto e come cantata, la società degli ultimi vent’anni, la crisi economica e la guerra sociale, economica, politica, tra Stati, permanente. Ma la risposta è, probabilmente, ancor più scontata. Faber avrebbe continuato a cercarne le vittime, a guardare con loro questo mondo, a non arrendersi ad un ordine sociale sempre più ingiusto e disumano. Denunciando che i colpevoli della povertà sono in alto, che non sono i poveri e gli emarginati, i deboli e i sofferenti i responsabili. Ma coloro che vanno elemosinando voti e poi dichiarano guerra alle vittime delle loro politiche, delle loro condanne, del loro ordine costituito. Ma, alla fine, non è probabilmente questa la domanda da porci, che avrebbe senso. La vera questione, mi sia permesso scriverla, è cosa facciamo, diciamo, cantiamo noi. Ieri, oggi, domani. Mattina, pomeriggio, sera, notte. Viviamo il disagio e il dolore di questa ingiusta società? Ci indigniamo, ci incazziamo, stiamo male di fronte alla violenza contro i più deboli, alle lacrime di chi soffre le guerre e le crisi, l’impoverimento e la brutalità di chi sta in alto? Riusciamo quotidianamente a non lasciarci andare al disprezzo per un barbone o all’indifferenza per le sorti di una ragazza costretta ai bordi delle strade o nei bordelli frequentati dalla “brava gente”? Come diavolo si può dormire la notte, restare tranquilli e vivere la propria vita senza sentire questo dolore, quest’ingiustizia, questa disumanità sulla propria pelle, nelle proprie carni, che dilaniano le viscere? Come si può rimanere più o meno indifferenti, non uscire pazzo, trovare pace, non sentire l’obbligo, il dovere, la necessità anche fisica di indignarsi, muoversi, attivarsi, ribellarsi?

L’IPOCRITA PERBENISMO BORGHESE E GLI ULTIMI CONDANNATI

mondomuorerealtaMai come oggi queste domande dovremmo porcele quotidianamente, ogni giorno, ogni ora. Perché mai come ora sono tempi bui per le classi meno abbienti, gli impoveriti, coloro costretti ai margini e alla fragilità. E in cui il perbenismo, i benpensanti, l’ottuso bigottismo pre-medievale dominano e imperversano quotidianamente. E c’è chi rimane senza casa e senza lavoro, chi vive per strada e nelle stazioni. Chi viene uccisa, violentata, stuprata, oppressa dal branco. Chi lucra sulle spalle dei poveri, facendola spesso franca e anzi trovando titoli, microfoni, ribalta e chi  viene gettato nelle moderne “discariche sociali”. I Miché, i Geordie, gli incarcerati di Fabrizio erano i derelitti, i disgraziati, chi non aveva nulla e nessuno. No, e questo andrebbe spiegato al salottiero ex direttore kommunista, non c’era nessun garantismo e nessuna attenzione per i forti e i potenti nelle canzoni di De André. L’ordine sociale che lui denunciava e condannava era quello che distrugge e condanna i poveracci, chi non ha santi in paradiso. Quelli davanti i quali tu e i tuoi colleghi ogni giorno mostrate indifferenza e condanna. No, Don Raffaè non è una canzone che si schiera con i camorristi e i criminali della loro risma. Nossignore, cianciarone borghese sempre alla ricerca di nuovi padroni da servire, Fabrizio denunciava l’ipocrisia del suo tempo (che è poi quella di oggi) di chi fa finta di indignarsi e di impegnarsi e poi si accorda, scende a patti, costruisce l’ordine economico con i peggiori e più disumani criminali. Mentre opprime e rinchiude, giudica e condanna nelle “discariche sociali” fragili, indifesi e deboli. Perché lamentarsi che tutto non va, che la politica fa schifo e non funziona nulla alleggerisce la coscienza (per chi incidentalmente dovesse averla). Ma se può essere utile l’amico dell’amico, l’amico dell’amico dell’amico, l’amico dell’amico dell’amico dell’amico, diventa quasi un obbligo sociale rivolgercisi. E se non vuoi rivolgerti al feudatario delle clientele, se non vuoi accettare la raccomandazione, se non chiudi gli occhi di fronte a “impicci e ‘mbrogli” sei tu sbagliato, sei tu che non vuoi lavorare, sei tu che “ma chi cazz ti credi di essere?”. E se toccano quella “brava persona”, quella che “ha trovato il lavoro a tanti”, “fa tanto del bene”, la colpa diventa sempre del giornalista in cerca di notorietà e fama, del magistrato che non si fa i cazzi suoi. Mancano i soldi, siamo sempre più poveri. Ma i tossici fanno schifo e sti cazzo di barboni, sto andando dalla parrucchiera e a farmi le unghie, sto al bar a leggermi il giornale. Che cazz rompete i coglioni che puzzate e date fastidio? La violenza è brutta, ma quella hai visto come stava vestita? Che ci faceva a quell’ora in giro DA SOLA? Ma dai che qualche segnale l’ha dato, altrimenti perché lui si è avvicinato? Ma daii, è stata solo una ragazzata! E’ una brava persona, non farebbe mai del male neanche ad una mosca, se è arrivato a tanto era esasperato, chissà che gli era successo. Ma guardala, ma come fai a non fare certi pensieri quando la vedi? Devi essere proprio un frocio di merda! Che spreco, ma ti rendi conto, ma come fa ad essere lesbica? Dai che non ha mai trovato un vero maschio … Questa carrellata non è un raptus del momento, non me la sto inventando così per il gusto di scrivere qualche cazzata. Basta rifletterci ed è cronaca quotidiana, lo sentiamo per strada o al bar, nelle nostre tiepide case o sul posto di lavoro. Sono il sistema patriarcale e maschilista, schifosamente sessista o omo-lesbo-trans-fobo che ogni giorno viene alimentato da pensieri, parole. E purtroppo anche fatti e omissioni.

LO SQUALLIDO MASCHILISMO DEL BRANCO DEI BENPENSANTI

Ecco, anche le canzoni di Faber lo raccontano e denunciano. Il moralismo bigotto dei benpensanti è solo schifosa, complice ipocrisia. È il nascondere dietro la facciata perbene il peggior squallore oppressivo e perverso. Perché non è mai una gonna ad essere troppo corta o un jeans troppo aderente, non è mai colpa della vittima…

…e non è mai solo una cazzata o una ragazzata, che no significa solo e soltanto no e nulla, nulla, nulla deve essere interpretato in altra maniera e lo stupratore è sempre, solo e soltanto una schifoso criminale senza attenuanti. Una donna non è una “suora” o una “puttana” a seconda di come si veste. O perché davanti si trova di fronte un branco di più o meno mafiosetti e maschi disumani. E una donna libera, dalla forte personalità, che non china il capo di fronte al “maschio” non è una che “ce l’ha di legno”, una mancata “troia”. No, è una persona che merita rispetto e ammirazione, ricca dei beni più preziosi: dignità e libertà. Ed è squallido e osceno nel 2018 pretendere, in nome di un ottuso e bigotto moralismo, la donna in posizione ancillare. Angelo del focolare che deve servire e riverire l’uomo forte, che “porta i pantaloni”. La donna che arrivata ad una certà età deve sposarsi e fare figli. Nella “bella famiglia naturale” dove ovviamente lui è il maschio e portare “i soldi a casa”. Eh già perché se fosse lei a lavorare e lui a fare il “domestico” scandalo! E altro scandalo se fosse lei più adulta, sarebbe snaturata la famiglia con lei che ha qualche anno di più. Figurati se fossero, per esempio, addirittura una decina. Chissenefrega dell’amore, del rispetto reciproco, della dignità. L’importante è salvare le convenzioni e la facciata borghese!

La bellezza può essere ammirata e apprezzata, le qualità e le virtù di una donna meritano rispetto. Ma nessuna avvenenza fisica, nessun vestito, nulla di nulla, è un biglietto da visita per i porci comodi. E la violenza è sempre violenza. E non è mai lei che provoca ma lui che è uno stronzo. Anche se davanti hai una donna più o meno costretta ed oppressa dallo sfruttamento dello prostituzione di un pappone (chiunque esso sia). Si, anche lei ha diritto al rispetto. Se dovesse essere spedita in ospedale o uccisa non è una “puttana di meno sulle strade e chissenefrega che si è fatto un po’di pulizia”. Così come chi muore per overdose non è un “tossico di merda” in meno. Ma una persona con dignità e umanità. E merita solo ammirazione e stima chi esce dal tunnel della tossicodipendenza, chi riesce a ricostruirsi una vita. E, statene certi, può essere una straordinaria madre, padre. Potrebbe persino diventare insegnante o dottore.  E non c’è nulla da giudicare, anzi è una splendida persona molto ma molto ma molto di più, di ogni figlio di papà, di ogni arricchito borghese, di ogni benpensante vissuto nella bambagia dei materassi di piume.

Questo è il mondo che si è fermato per Il Principe Libero, del record di ascolti per la mini serie su Fabrizio De Andre, che per giorni e giorni sui social si è commosso ed è stato colpito da Faber. Un po’ quel che accadde tre anni fa con la fiera dell’ipocrisia di tanti, troppi “Je suis Charlie Hebdo”.

Alessio Di Florio

Alexander, dall’umanità ai margini per riparare il mondo

È ancora possibile fare politica insieme agli impoveriti e agli ultimi, ai piccoli e ai deboli, senza rimanere ingabbiati nei soliti rituali e nelle meschine dinamiche dei palazzi? Fare politica non per il potere ma solo per le vittime e gli sfruttati?

http://www.qcodemag.it/2017/07/03/alexander-dallumanita-ai-margini-per-riparare-il-mondo/

drammavitaE sul precario della vita è sceso l’oblìo dell’ipocrisia. Ma le sue parole gridano ancora

http://heval.altervista.org/e-sul-precario-della-vita-e-sceso-loblio-dellipocrisia-ma-le-sue-parole-gridano-ancora/

Scendono la tristezza e la malinconia …

http://heval.altervista.org/scendono/?doing_wp_cron=1519139094.4398629665374755859375

Col suo marchio speciale di speciale disperazione e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi …

http://heval.altervista.org/col-suo-marchio-speciale-di-speciale-disperazione-e-tra-il-vomito-dei-respinti-muove-gli-ultimi-passi/

“Vi distruggano con le idee nate dalle vostre idee, l’odio nato dal vostro odio”

http://heval.altervista.org/vi-distruggano-con-le-idee-nate-dalle-vostre-idee-lodio-nato-dal-vostro-odio/

ac808e5c4939924e2acb242747e0cedf Don Gallo, 3 anni dopo traffichiamo ancora sogni

http://heval.altervista.org/don-gallo-3-anni-trafficando-ancora-sogni/

GLBT: la breccia aperta ai funerali di don Gallo

https://www.peacelink.it/sociale/a/38447.html

Abbattiamo tutti i triangoli rosa. Realmente, senz’ipocrisie

https://www.peacelink.it/sociale/a/37464.html

Blenda, assassinata dalla transfobia di Stato

https://www.peacelink.it/sociale/a/30723.html

Colpevoli d’amore

https://www.peacelink.it/sociale/a/30440.html

Il volo negato di Sandra

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Nessun rispetto per Emuanuela

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6 anni dopo ci sia giustizia e rispetto per Emanuela. E per tutti noi

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Aggressione Pescara: No all’intolleranza omofoba

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Con Dino e don Tonino (e Vik Utopia) sogniAmo una Pasqua di liberazione da guerre e oppressioni

http://heval.altervista.org/con-dino-e-don-tonino-e-vik-utopia-sogniamo-una-pasqua-di-liberazione-da-guerre-e-oppressioni/

La Pasqua o è degli ultimi e degli impoveriti o non è

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Lettera ad un condannato a morte

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Che non sia (stato) un Natale ipocrita e ingiusto

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Tutti a difesa del Crocifisso ma ai crocifissi incarnati ci si pensa?

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In ricordo di Fernanda Pivano. Ciao signorina Anarchia, ciao signora Libertà

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Di ragliatori, cicisbei e galoppini nauseanti

http://heval.altervista.org/di-ragliatori-cicisbei-e-galoppini-nauseanti/

Siete solo ipocriti mafiosi borghesi di merda!!

http://heval.altervista.org/siete-solo-ipocriti-mafiosi-borghesi-di-merda/

Pier Paolo Pasolini. L’Italia sta marcendo

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La repressione e la propaganda son strumenti dell’ordine delle classi dominanti

http://heval.altervista.org/la-repressione-e-la-propaganda-son-strumenti-dellordine-delle-classi-dominanti/

Il Pentagono documenta quel che i pacifisti denunciano

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Crimini contro l’umanità.

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Libia, l’infinita scelleratezza delle guerre occidentali

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Il diritto (calpestato!) di essere bambini gioiosi e giocosi

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Sull'autore

Alessio Di Florio

Alessio Di Florio

Militante comunista libertario e attivista eco-pacifista, collaboratore di Adista e referente abruzzese dell’Associazione Antimafie Rita Atria e di PeaceLink, Telematica per la Pace. Collabora con Casablanca Storie dalle Città di frontiera, I Siciliani Giovani, Popoff Quotidiano, QcodeMagazine e altri siti web. Autore di articoli, dossier e approfondimenti sulle mafie in Abruzzo, a partire da mercato degli stupefacenti, ciclo dei rifiuti e "rotta adriatica" del clan dei Casalesi, ciclo del cemento, post terremoto a L'Aquila, e sui loro violenti tentativi di dominio territoriale da anni con attentati, intimidazioni, incendi, bombe con cui le mafie mandano messaggi e tentano di "marcare" la propria presenza in alcune zone, neofascismo, diritti civili, denunce ambientali tra cui tutela coste, speculazione edilizia, rischio industriale e direttive Seveso.