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Lecce, caso Michele Nardi: la giustizia traviata da accuse sciancate si affida al tribunale

Lecce, caso Michele Nardi: la giustizia traviata da accuse sciancate si affida al tribunale
novembre 14
14:55 2020

Caso giudiziario dr. Michele Nardi. Stop alla giustizia traviata. Si pretende un giusto processo.

cattiva_giustizia_stopLa giustizia traviata dalla gestione usurpata dagli organi d’accusa in Italia è alla ricerca di innocenti da condannare più che di colpevoli da processare. Lo si deduce dallo spettacolo rappresentato dinanzi alla seconda sezione penale del Tribunale di Lecce dall’accusa all’attacco di un innocente.

Avendo fatto il Dr. Michele Nardi l’obiettivo di quell’attacco conferma l’esistenza di una sorta di schizofrenica amnesia delle prove della sua innocenza e dell’avvenuta condanna, già da mesi, da parte dello stesso Tribunale di Lecce, in sede di giudizio abbreviato, del beneficiario e reo confesso del “sistema Trani”. Reo confesso di avere creato quel sistema e di averlo gestito assieme all’usuraio estortore D’Introno. Quest’ultimo beneficato ulteriormente, in cambio delle calunnie contro il Dr. Nardi, con lo stralcio della posizione. Stralcio altrettanto incomprensibile quanto l’accanimento dell’accusa contro il Dr. Nardi. Dimenticando come nonostante la tragedia di quasi due anni di carcerazione preventiva e a prescindere dalle prove della sua innocenza, il Dr. Nardi è assistito da due previsioni di non colpevolezza internazionali garantite dall’O.N.U. e dalla C.E.D.U. e da una previsione di non colpevolezza garantita dalla Costituzione italiana.

La prova dell’inconsistenza dell’accusa contro il Dr. Nardi e le altre vittime delle calunnie di SAVASTA e D’INTRONO pure al giudizio del Tribunale è fornita dalla sentenza emessa dal giudice Cinzia Vergine che ha accolto integralmente l’impianto accusatorio nel processo in cui ha giudicato oltre all’ex magistrato SAVASTA condannato con rito abbreviato, anche l’altro pm Luigi Scimè. La condanna ha colpito anche il re “degli outlet Luigi Dagostino (ex socio di Tiziano Renzi) del quale nella nostra precedente corrispondenza da Lecce abbiamo ricordato, con SAVASTA e D’INTRONO le incursioni a Roma, accolti dal sottosegretario LOTTI presso la presidenza del Consiglio dei ministri con l’ottenimento, fra l’altro, del trasferimento da Trani a Roma di SAVASTA e benefici ipotizzabili per D’INTRONO. Il tutto neppure considerato, nella brillante requisitoria degli organi d’accusa dinanzi alla seconda sezione del Tribunale di Lecce, come prova di quali alte protezioni e rapporti disponessero SAVASTA e D’INTRONO nel centro del potere governativo. Ma soprattutto non considerando l’accusa come quella realtà sia la prova provata di nessun rapporto né corruttivo né di cordialità, tra i due compari e il Dr. NARDI. Realtà documentata proprio dall’assenza di qualsiasi contatto, anche solo di cordialità o di semplice connivenza.

Quella realtà, in un paese normale e da parte di una giustizia promossa da una normale promozione dell’accusa a fini di giustizia avrebbe dovuto portare i pubblici ministeri di Lecce ad avviare le indagini chiedendo direttamente conto di quali interessi di SAVASTA, D’INTRONO, altri complici, Lotti e la presidenza del Consiglio dei ministri potessero essere garanti con l’intermediazione di DAGOSTINO raccomandato dal padre dell’allora presidente del Consiglio. Invece quei pubblici ministeri hanno trovato più comodo assecondare, come hanno fatto, il classico tentativo di sicuri responsabili di vari reati, anche a livello associativo, di tentare di nascondere le proprie responsabilità accusando un innocente. Classico comportamento di colpevoli scoperti per come si legge anche in un libretto di sintesi di psicologia forense. Così come hanno disatteso la più classica raccomandazione che viene fatta ai giudici, specie ai giudici organi d’accusa – anomalia italiana mai rimossa – di essere particolarmente attenti nel valutare le dichiarazioni accusatorie di appartenenti a forze di polizia e investigatori “non dimenticando mai che si tratta pur sempre di violenti e fraudolenti usati in funzione sociale” (ALTAVILLA-Psicologia Forense).

Nell’azione dell’accusa di Lecce nel processo dinanzi al Tribunale questa semplice raccomandazione è stata dimenticata. Il che è particolarmente grave e manifesta la sciatteria con cui l’accusa è stata incapace di rispondere avocando a sè o ad altri organi di indagine diversi dai carabinieri di Barletta. Specie dopo la ridicola vantosa enunciazione del luogotenente SANTONICCOLO di avere individuato il Dr. Michele NARDI come responsabile di nonsacché dopo avere ascoltato, nel 2015, una intercettazione ambientale in cui si faceva riferimento, a un giudice “alto e brizzolato”. Ridicolo vantoso enunciato di Santoniccolo smentito dalla realtà dell’avvenuto trasferimento del Dr. Nardi a Roma dal 2006, undici anni prima. Il tutto senza che la brillante accusa leccese avvertisse il ridicolo di accreditare Santoniccolo delegandogli indagini invece di verificarne l’inconsistenza e inaffidabilità investigativa.

Ma soprattutto di seguire, di Santoniccolo i maldestri deliri. Con gli enunciati di accuse sciancate contro il Dr. NARDI. Al di fuori di ogni logica, buon senso e persino del buon gusto. Il che si accompagna all’incapacità dell’accusa di un riesame critico di quanto compiuto contro il Dr. NARDI. Specie dopo la condanna in sede di giudizio abbreviato a dieci anni di carcere, oltre alla confisca di beni per 2,4 milioni di euro per l’ex pm Antonio Savasta. Accertato così come il fondatore e gestore con D’Introno del “Sistema Trani”.

Nell’abbreviato Savasta è stato riconosciuto colpevole di tutte le accuse (associazione per delinquere finalizzata alla corruzione in atti giudiziari, concussione e vari episodi di falso). Mentre il prezioso collaboratore nel sistema, Flavio D’Introno, otteneva lo stralcio della sua posizione.

La sentenza del Gup di Lecce, Cinzia Vergine, ha accolto in pieno l’impianto accusatorio nei confronti di Savasta, condannandolo con rito abbreviato per aver pilotato sentenze e vicende giudiziarie e tributarie, tra il 2014 e il 2018, in favore di imprenditori coinvolti nelle indagini, in cambio di mazzette in denaro, gioielli e in alcuni casi diamanti, ma anche regali costosi e ristrutturazioni di appartamenti.

A fronte di quella realtà confermata in sentenza l’accusa ha rivelato la totale incapacità di riconoscere il valore calunniatorio, dalla sentenza di condanna di SAVASTA, delle accuse contro il Dr. NARDI e gli altri innocenti pure coinvolti nel processo in corso con il rito ordinario dinanzi al Tribunale. O anche di riconoscere come oltre alla prova del valore calunniatorio la condanna di SAVASTA e lo stralcio della posizione di D’INTRONO –capace di estorcere denaro ai familiari e persino di denunciarli dopo averli estorti per manifestare così di quale capacità di imposturare sia dotato – suona, se si vuole umoristicamente, come un viatico per l’associazione fondata e gestita da SAVASTA, D’INTRONO e altri complici. Perché possa ulteriormente prosperare.

Lo scempio rivela l’incapacità dell’accusa di operare a fronte della realtà “scoperta” coprendo D’INTRONO, al momento con lo stralcio foriero di ulteriori benefici e colpendo SAVASTA non più utile. E l’incapacità di ricerca della verità. Quasi come fosse incapace di puntare, dopo le scoperte idiote di Santoniccolo, a verificarne l’inconsistenza con il semplice accesso agli atti “amministrativi” dei carabinieri di Barletta e della stazione comandata da costui. Memoriali di servizio, fogli di marcia e di servizio, relazioni di servizio avrebbero consentito di individuare le falle aperte dalla presunzione in un sistema investigativo. Che invece è stato privilegiato dall’accusa.

Il pubblico dibattimento ha verificato, come risulta dalla puntuale registrazione dell’indagine dibattimentale, dalla trascrizione della stessa, l’esistenza dell’associazione diretta da SAVASTA e D’INTRONO, con l’apporto di complici ipotizzabile. Ha verificato come sia stata trascurata dall’accanimento dell’accusa contro il Dr. Nardi, nella fase delle indagini preliminari, l’accertamento della verità che richiede, alla fine un semplice impegno culturale nella gestione del processo. Portato alla conoscenza del Tribunale con la semplice gestione della logica accusatoria. Rappresentabile nel sillogismo proposto dall’enunciato: 1-SAVASTA e D’INTRONO sono associati a delinquere per pilotare sentenze e vicende giudiziarie e tributarie, tra il 2014 e il 2018, in favore di imprenditori coinvolti nelle indagini, in cambio di mazzette in denaro, gioielli e in alcuni casi diamanti-Premessa maggiore- 2-SAVASTA e D’INTRONO scoperti si organizzano per ridurre i danni conseguenti a interventi di giustizia facendo incriminare un innocente Dr. Nardi e allontanando la ricerca dei loro complici-Premessa minore- 3-CONCLUSIONE- L’arresto del Dr. Nardi copre il sistema dei SAVASTA e D’INTRONO dovunque operanti come costoro, si garantisce con il terrore da ulteriori indagini e protegge i complici.

Il Dr. Nardi, il 6 Novembre, rispondendo davanti al Tribunale, alle domande dell’Avv. Mariani sulle accuse ha smentito in dettaglio ogni propalazione accusatoria originata anche solo dall’inconscia applicazione del sillogismo. In dettagli documentati e che l’accusa non ha neppure provato a contrastare preferendo continuare sulla scia tracciata dai “violenti e fraudolenti usati in funzione sociale” invece di respingerli.

Spetta al Tribunale impedire la perpetuazione dello scempio.

Fonte: jeaccuse.eu – di Nicola Scali

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