Telejato

Il giorno di Pino e il pedigree dell’avvocato Bonnì

Il giorno di Pino e il pedigree dell’avvocato Bonnì
luglio 06
17:00 2019

Il giorno di Pino Maniaci

Ieri in Procura è stato il giorno di Pino Maniaci, nel processo che lo vede imputato per estorsione e per diffamazione a mezzo stampa. Non si è trattato di uno show, come qualcuno potrebbe lasciar credere, ma di un legittimo momento di difesa di un imputato chiamato a testimoniare del suo operato. L’udienza non è stata priva di colpi di scena, a seguito delle domande poste dai difensori delle parti lese.

Come si sa, per una scelta discutibile, nel processo che originariamente ha preso le mosse dall’operazione Kelevra, nella quale erano stati inclusi anche i presunti reati per estorsione al sindaco di Borgetto e a quello di Partinico, erano state inserite dal magistrato inquirente altre denunce fatte dal giornalista Michele Giuliano, dal pittore Porcasi e dall’operatore televisivo Quatrosi, e un’altra denuncia fatta dall’ex presidente del consiglio comunale di Borgetto Elisabetta Liparoto. In pratica la linea della Procura è stata quella di creare un contenitore unico, all’interno del quale poi trovare qualche elemento penalmente rilevante per cui emettere una sentenza di condanna a giustificazione di tutta l’impalcatura processuale portata avanti per incastrare Maniaci. In partenza il pm ha rinunciato a fare domande, riservandosi di intervenire dopo l’escussione del teste: in realtà si è trattato di una mossa strategica volta a individuare i possibili elementi “deboli” della testimonianza di Maniaci.

L’accusa di diffamazione è stata motivata da una trasmissione nella quale Maniaci replicava a un post di Michele Giuliano, nel quale si insinuava o si lasciava la porta aperta al sospetto che Maniaci avesse potuto uccidere i suoi due cani per simulare un attentato mafioso e farsi pubblicità. Porcasi avrebbe “condiviso” il post e da qua la violenta risposta di Maniaci, il quale ha esibito copia della denuncia da lui presentata al momento dell’uccisione dei cani, con l’indicazione delle possibili cause che avrebbero potuto motivare l’attentato, come la campagna fatta da Telejato contro i mafiosi di Borgetto, quella fatta nei confronti dei responsabili dell’ufficio Misure di prevenzione di Palermo, responsabili principali la Saguto e Cappellano Seminara, la possibile ritorsione di un pregiudicato locale, tal Bono, per motivi personali di vendetta. Maniaci ha spiegato che la sua reazione, davanti all’orribile accusa, era stata determinata dal fatto che lui “amava i suoi cani come se fossero parte della sua famiglia”.

Per quanto riguarda l’accusa della Liparoto si è fatto riferimento a un video nel quale, all’arrivo in America sono presenti vari emigranti borgettani, tra cui un tal Frank Rappa, detto Manomonca e altri in odor di mafia. È stata anche citata la dichiarazione di un investigatore che, davanti alla sua volontà di indagare se tra il Giambrone che aveva dato ospitalità alla Liparoto e il Giambrone mafioso di Borgetto ci fossero legami di parentela. L’investigatore ha detto di essere stato invitato a non andare avanti in questa indagine che, per contro nascondeva un rapporto di parentela con un mafioso borgettano, un tal Riina, proprietario della famosa “palidda” che è stata poi la causa dei guai del sindaco di Borgetto.

Quando Maniaci ha cominciato a parlare della sua emittente, dei suoi collaboratori, da Francesco Forgione a Riccardo Orioles, a Salvo Vitale, è stato interrotto dall’avvocato Bonnì, il quale, imprudentemente si è lasciato andare a dire che non gli interessava “il pedigree di Pino Maniaci”, scatenando una violenta risposta dell’avvocato Ingroia, il quale ha ritenuto poco corretta e offensiva la definizione, in quanto Pino Maniaci non è un cane.

Tornata la calma Maniaci ha potuto chiarire come i 360 euro datigli dal sindaco di Borgetto, sotto l’occhio preparato delle telecamere, altro non erano che il pagamento di pubblicità fatta al locale di proprietà della moglie del sindaco De Luca, già da parecchi mesi e che non esiste alcun riscontro televisivo su eventuali ammorbidimenti della linea di denuncia condotta dall’emittente nei confronti di tutta l’amministrazione. Anche per quanto riguarda eventuali repliche l’emittente è stata sempre disponibile senza bisogno di sotterranei pagamenti.

Per quanto riguarda le singole piccole dazioni di denaro da parte del sindaco di Partinico, Maniaci ha fatto notare che si trattava di una forma di assistenza a una disabile, secondo una linea di assistenza che l’emittente ha sempre cercato di portare avanti nei confronti di casi esistenziali difficili.

La prossima udienza è fissata per il 23 settembre e sarà la volta del pm Amelia Luise, che interrogherà Maniaci, ma solo su quello di cui si è parlato nel corso dell’udienza precedente.

Sull'autore

Salvo Vitale

Salvo Vitale

Salvo Vitale è stato un compagno di lotte di Peppino Impastato, con il quale ha condiviso un percorso politico e di impegno sociale che ha portato entrambi ad opporsi a Cosa Nostra, nella Cinisi governata da Tano Badalamenti, il boss legato alla Cupola guidata negli anni Settanta da Stefano Bontate.