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Il dramma di un uomo, la crudeltà di un giudice, l’astuzia di una donna

Il dramma di un uomo, la crudeltà di un giudice, l’astuzia di una donna
ottobre 17
15:16 2016

Vi raccontiamo una di quelle “storie di ordinaria follia” che succedono nella nostra terra e che gli sventurati che ne sono vittime, vengono a raccontare alla nostra emittente, in quanto sentono il bisogno di fare sapere a tutti il calvario che hanno attraversato.

Abbiamo ricevuto una lettera, che pubblichiamo integralmente, dal momento che chi l’ha scritta se ne assume tutte le responsabilità. Abbiamo solo scritto le iniziali delle persone citate in causa, poiché sono accusate di gravi reati per i quali non è stato mai aperto un procedimento penale. Ne emerge una situazione così drammatica, che ci pone davanti a un’angosciosa domanda: ci troviamo in uno stato di diritto, o siamo vittime di un regime dove chi ha alcuni poteri conferitigli per rappresentare lo stato e la giustizia, li usa con arbitrio e con metodi non pensabili neanche nei regimi più autoritari?

La vicenda riguarda un povero uomo, con la disgrazia di chiamarsi Ciancimino. Sposato con R. Maria Grazia, una donna che già aveva lasciato il primo marito per andarsene con un cocainomane amico di quest’ultimo a vivere in Puglia: cacciata dalla Puglia dalla famiglia di questo certo Paolo, perché accusata di essere lei ad indurre il figlio a fare uso di cocaina, ritorna a Palermo andando immediatamente a convivere con un  altro tossico, un certo Manlio: mentre sta con costui intreccia una relazione con il Ciancimino, rimane incinta, sparisce per sei mesi tentando di accollare la maternità al tossico con cui è andata a vivere e che, a quanto pare era sterile, torna col pancione e si fa sposare da Ciancimino, dal quale ha un’altra figlia: nel frattempo intrattiene una relazione con un carabiniere amico di famiglia, sino alla separazione e al divorzio. Nel 2002 Ciancimino è vittima di un grave incidente. Mentre si trova in ospedale riceve visita dal carabiniere amante della moglie, venuto, secondo lui, per constatare se dal coma fosse prossimo al decesso, per intascare i soldi dell’assicurazione. Nel frattempo, secondo quanto scrive Ciancimino alla figlia, Il carabiniere G. R. girava intorno alla mamma da anni aspettando di farla cadere nel suo pisello facendola ingelosire. L’occasione è stata la mia partenza x Sharm el Sceik con Giulia (la mia ex segretaria) all’insaputa della mamma, solo Rodolfo sapeva che ero in Egitto con Giulia, infatti glielo andò a raccontare dopo avergli già dato altri dettagli su altre donne di mia conoscenza, occasione che fece cadere la mamma sul suo pisello! Non mi fece più entrare in casa appropriandosi di tutto anche dei miei abiti, grazie al carabiniere e alle sue amicizie al P.S. “Libertà” (precisamente col Dirigente O.M.) che la fece assumere x tre mesi da Vouge sposa, negozio attaccato al commissariato Libertà per permettergli di presentare denunce contro di me”.

Nel 2003 si arriva alla separazione, cui segue una complicata vicenda legale, a seguito della quale le due figlie sono affidate alla moglie e, per quel che sembra, al suo compagno-amante, mentre a lui è fatto divieto di poterle vedere. La moglie ha buon gioco nell’affermare, anche senza la dovuta certificazione, che il Ciancimino soffre di disturbi psichici e avrebbe potuto arrecare danno alle figlie. Per contro Ciancimino esibisce, ma senza successo, diversi certificati medici della ASL nei quali si certifica che il suo stato depressivo è legato proprio alla forzata separazione dalle figlie. La situazione si complica assieme a una serie di decisioni del tribunale che portano il Ciancimino in carcere per tre mesi e poi lo fanno internare per tre anni, sino alla disposizione degli arresti domiciliari. In pratica tutto disposto, secondo quanto egli afferma, per evitare qualsiasi contatto tra padre e figlie. In mezzo a questa storia compare anche il nome di Silvana Saguto, che avrebbe disposto il pedinamento e l’arresto per tre mesi di Ciancimino e la condanna a 13 anni per associazione mafiosa di suo fratello, che invece sarebbe innocente. L’internamento al manicomio di una persona che gli psicologi della ASL dichiarano sano di mente, è uno dei provvedimenti più feroci che ci rimandano ai metodi usati dalla Gestapo o dal KGB. Altrettanto crudele il divieto fatto sia alle figlie che al padre di potersi incontrare. Non sappiamo se il futuro di queste persone potrà un giorno ridiventare più sereno, ma nessuno potrà mai rimediare ai gravi danni psicologici che esse hanno subito e, cosa più grave, nessuno pagherà per tutto questo. Ma lasciamo il racconto al sig. Ciancimino:

Buongiorno da 13 anni la mia vita è devastata da magistrati immorale e criminosi solo perché ho denunciato l’allora ex presidente del Tribunale dei minorenni di Palermo, ovvero A.B., che era un ex presidente di corte di processi di mafia, uno che ha dato ergastoli. L’ho denunciato perché ha imposto al suo giudice di togliermi l’esercizio di patria potestà come allo stesso richiesto dalla propria moglie M.T.C., alla quale, a sua volta, l’aveva richiesto la mia ex moglie R. M.Grazia, da lei conosciuta presso il negozio Tod’s di Palermo dove la mia ex svolgeva il ruolo di Direttrice ed era in ottimi rapporti con la moglie del giudice M.T.C. e quindi col marito, come tante altre donne magistrati clienti. La mia ex moglie riferisce alla signora M.T.C. di vivere con un carabiniere e che voleva le figlie tutte per lei e, avanza la richiesta nei miei confronti, di perdita della patria potestà.

Come negli atti allegati, il giudice A.B. mi ha inviato per una perizia all’USL 6 di via Castellana a Palermo, dove la neuropichiatra Dott. P. ha relazionato che io sono un buon padre e non ho problemi mentali, cosi come ha pure relazionato la Dott. D. B. dell USL 6 di via Gaetano La Loggia. Inoltre come agli atti, un giorno le mie figlie gemelle A. e C. in quel periodo vollero che la madre le portasse al tribunale per i minorenni a dire al Giudice che loro volevano il loro papà. Invece 15 giorni dopo questi atti stilati dai carabinieri del plesso minorile, il giudice A.B. ha emesso il decreto dove mi si toglieva la patria potestà: il decreto era stato già compilato dal giudice, ma allorquando lè stato presentato al neuropsichiatra infantile che seguiva le mie figlie, ovvero al dott. C., questo si è rifiutato di firmarlo, ma il giudice A.B. come si vede nel Decreto, ha cancellato a penna il nome del neuropschiatra C. e accanto ha scritto il nome di L., un neuropsichiatra che non seguiva le mie figlie.

Tutto questo e altri 10 atti del procedimento ho portato al giudice A.B., dopo che con un tranello ero riuscito a farmi ricevere, visto che per un mese mi faceva dire sempre dal cancelliere che non c’era. In quegli atti si evinceva il reato di sottrazione di minore deciso dal giudice ed avallato dallo stesso presidente. Quando misi sul suo tavolo tutti gli atti, si alzò in piedi mi diede la mano e mi disse: “Non ha capito che contro di noi non ci può neanche il ministro di Grazia e Giustizia”. A quel punto capii che era lui la causa di tutti i miei guai giudiziari: il magistrato mi bloccò con l’aiuto di carabinieri e polizia.

Da allora è stato un calvario anche per le mie figlie, chiuse per un anno in una casa-famiglia, per impedir loro di incontrarmi, imbottite di psicofarmaci, al punto da essere ricoverate all’ospedale Aiuto Materno tramite il solito carabiniere. Non potrò mai perdonare il male che questo bastardo magistrato ha fatto a me e alle mie figlie che oggi hanno 23 anni, e si portano appresso disturbi psicologici di cui egli è responsabile, assieme alla banda che ha ordito questo crimine. È arrivato addirittura a farmi perdere la causa di risarcimento per un sinistro stradale che mi ha reso invalido al 100%.

Ho denunciato il giudice più volte a Caltanissetta ma non hanno mai fatto nulla. Cominciò la Saguto a farmi pedinare, come da relazione in allegato P.S. Dovevano accertare se avessi fatto azioni di disturbo passando davanti al negozio della mia ex moglie. Non risultò nulla, malgrado costei avesse comunicato di avermi visto passare due volte in vespa senza fermarmi, ….ma mi arrestò lo stesso per tre mesi. Mi hanno dato obbligo di dimora, obbligo di soggiorno, arrestato tre volte, condannato per tre mesi in casa, senza che ho mai fatto nulla. Purtroppo i giudici fanno lavorare i periti solo se questi relazionano quello che loro vogliono, come nel caso della denuncia alla Dott. V. e al Dott. F. Hanno fatto cosa inverosimili alle mie figlie e a me…..le mie figlie le hanno distrutte psicologicamente solo per favorire la mia ex moglie. Addirittura un giorno mi ha contatto il Pubblico M., dott.ssa V. C. in Facebook e mi ha istigato a scrivere immoralità per avere una prova e portarmi in carcere. Quello che gli rode è proprio il fatto che nonostante abbiano creato un patto con le forze dell’ordine non sono riusciti più ad arrestarmi. Infatti scrivo dall’ex manicomio, dove il magistrato R.T. ha disposto il mio invio per tre anni, visto che mi aveva dato la libertà vigilata e nonostante questa fosse scaduta da tre anni non è stata revocata, così si è inventata di farmi internare in una struttura da malati di mente, ma le attuali relazioni della struttura la smentiscono categoricamente. Credo che il mio cognome…..Ciancimino abbia fatto innalzare il loro odio nei miei confronti ed il favoritismo verso la mia ex moglie nonché loro amica. In questi giorni ho la causa per chiedere l’annullamento della disposizione  e sono disposto a farmi intervistare per far conoscere in tutto il mondo che in Italia la giustizia è un calcolo di probabilità, visto che i magistrati possono uccidere e non pagare il dazio.”

Ecco altri passaggi di lettere e WhatsApp inviati da Ciancimino alle sue figlie:

“A dimostrare ancora di più  basta andare indietro nel tempo: Alice ricordi quando mi telefonasti da dentro la macchina accusando la mamma che ti aveva lasciato in macchina in via Besio e lei era salita sopra con Claudia? Mi dicesti, papà ho fame, io ti ho detto aspetta che chiamo la polizia e poi ti richiamo, bloccai e chiamai la polizia a dire che eri sola in macchina in via Besio, ti richiamai e ti dissi: la polizia sta arrivando, tu mi hai risposto …già Rodolfo è qua ,!……..avevano premeditato il tutto, infatti erano d’accordo di far venire l’ambulanza secondo il consiglio dato alla mamma dalla sig.ra MTC, moglie del presidente del tribunale per i minorenni come primo passo ad arrivare a levarmi la patria potestà: infatti Rodolfo chiamò su input della mamma l’ospedale Aiuto materno e non il 118 sapendo che il responsabile era il Dott. Stranci amico del magistrato: se si chiama il 118 le bambine le portano all’Ospedale dei bambini non all’Aiuto materno, per voi avevano già predisposto il vostro futuro. Infatti dentro l’ambulanza si ci è messo con voi Rodolfo, e a me e alla mia famiglia non ci facevano entrare in ospedale per vedervi inventandosi che c’era un Decreto del Tribunale, invero era solo il disegno immorale fatto dal presidente del Tribunale per i minorenni e moglie per favorire la mamma. Avete capito che Rodolfo era già lì! Avendo lui e la mamma premeditato il tutto, come poi vi hanno rinchiuso in casa famiglia come già predisposto immoralmente, visto che non ha accettato il PM di portarvi nella mia famiglia benestante. Tutto per poi essere liberi di avere casa libera: la mamma dopo un mese è uscita dalla casa famiglia come già d’accordo con la moglie del giudice. La mamma non ha la cattiva stella che la perseguita ma è solo una donna che ha bisogno di cure psichiatriche…

Avevo dimenticato tutto questo negli 8 anni che vi ho cresciuto, allorquando la mamma decise di intraprendere la relazione con Rodolfo, io non sapevo e per tre anni circa cercai di rimettere la mamma nella dritta via, ma lei ogni volta che cercavo un approccio mi bloccava il telefono non dandomi possibilità, ogni mio tentativo di aiutarvi era un boomerang!

Invero con Rodolfo per i primi 8 anni non ha avuto dialogo per capire quanto è inetto, il loro rapporto era limitato ad un caffè, una cena ed una trombata, ora si è resa conto anche lei che è inetto, ma da persona non cretina sa bene che o si tiene sta minestra o si butta dalla finestra! E per lo più la mamma non ha capito che Rodolfo avendo intuito che l’unico motivo per cui se lo è accollato era il suo posto fisso, ha raggirato la mamma ed i magistrati che scortava affinché io perdessi la causa di risarcimento con l’assicurazione sapendo che un mio stato economico fiorente avrebbe fatto in modo che la mamma lo buttava nella spazzatura, cosi prima disse a Giulia di fare una lettera all’assicurazione dove diceva di non ricordarsi chi era alla guida dell’autovettura, poi raccontò ai magistrati che scortava che se io avessi preso i soldi avrei assoldato un delinquente per fare uccidere lui e la mamma: per far sì che Giulia facesse la lettera all’assicurazione gli disse che lui stava con la mamma e lei poteva avermi per sempre.

Per quanto riguarda l’incidente e il risarcimento, onde evitare che disponessi di un reddito con cui poter sostenere o mantenere la famiglia, il solito magistrato criminale A.B., quando presentai ricorso in appello, si fece trasferire dal tribunale X i minorenni al tribunale ordinario nella stanza sotto di quella del magistrato M. che presiedeva la corte d’appello, adoperandosi per farlo rigettare. Ma c’è di peggio, le sentenze civili quasi sempre restano anni in attesa della sentenza, ma nel mio caso il giudice M. l’ha fatta uscire dopo 20 giorni per evitare che io andassi in Cassazione visto i tempi burocratici corti. Malgrado il mio appello, stranamente la cassazione lo ha rigettato perché mancava la sentenza notificata e c’era la denuncia di smarrimento (sono certo che la corte d’appello non ha inviato al mio avvocato la sentenza notificata a meno che l’avvocato visto che era col gratuito patrocinio non si è accordato col giudice in cambio di altri favori nel suo percorso a diventare avvocato di grido) sicuramente tra le circa 10 copie in mio possesso non c’era come riferitomi dal cassazionista”. 

Conclusione: Ciancimino aspetta ancora di rivedere le sue figlie e spera di avere un giudizio positivo a quella che, dopo tanti anni, dovrebbe essere una legittima istanza e un proprio diritto, ovvero incontrare le figlie.

Sull'autore

Salvo Vitale

Salvo Vitale

Salvo Vitale è stato un compagno di lotte di Peppino Impastato, con il quale ha condiviso un percorso politico e di impegno sociale che ha portato entrambi ad opporsi a Cosa Nostra, nella Cinisi governata da Tano Badalamenti, il boss legato alla Cupola guidata negli anni Settanta da Stefano Bontate.