Telejato

Bilancio di fine anno

Redazione di Telejato

Bilancio di fine anno
dicembre 31
12:42 2017

 

Bilancio di fine 2017

Quest’anno c’è stato un buon raccolto. Grazie a diverse operazioni condotte dalle forze dell’ordine coordinate dai magistrati, sono finiti in carcere diversi PDM. Attenzione, secondo una recente sentenza, PDM si può dire della mafia in generale, ma non dei singoli mafiosi, perché costoro hanno diritto a vedere rispettata la loro dignità, ma siccome noi riteniamo che i mafiosi dignità non ne abbiano di nessun tipo, continueremo a chiamarli PDM, augurandoci che qualche magistrato scrupoloso non ci denunci, come spesso succede dalla parte di Telejato, per calunnia e per diffamazione.

Ci ha lasciato u zzu Totò u curtu, il capo dei capi, che ha chiuso la sua umana vicenda dopo venti anni di carcere duro, dando a tutti un grande esempio su quale fine fanno i PDM come lui: o in carcere o ammazzati. Ci sono stati e ci sono in atto vari tentativi per ricomporre la cupola scassata che Totò Riina ha lasciato senza testa. I vari boss, bossini, bossiceddi, cancaruna, malandrini, picciotti delle varie contrade, dei mandamenti palermitani, dall’Arenella a Porta Nuova, da San Lorenzo ai vari mercati e mercatini, si sono ridotti a chiedere il pizzo come una specie d’elemosina per assistere i loro parenti carcerati. Ed è andata a finire che il pizzo finisce in mano agli avvocati che ce la mettono tutta per farli uscire, così possono tornare a delinquere, essere arrestati di nuovo e ricorrere di nuovo all’avvocato. E comunque, specialmente in questo scorcio di fine anno ci sono sconti di pena per tutti, permessi e arresti domiciliari, in modo da poter consentire ai vari pezzi, pezzetti, pezzettini e pezzettoni di merda di fare le feste in casa con i propri cari.

Affari d’oro si sono fatti e continuano a farsi nei vari settori che si occupano di fallimenti, prima con il sequestro, poi con la vendita all’asta dei beni, attraverso studiati meccanismi cui partecipano pochi professionisti esperti del settore, che mandano deserte le prime aste, fanno abbassare la base d’asta e dopo, ognuno d’accordo con gli altri, comprano per due soldi beni il cui valore effettivo è di milioni di euro, li restaurano e li rimettono in vendita realizzando profitti inimmaginabili.

In questa Italia corrotta e corruttibile c’è chi è capace, giocando con le leggi, di accumulare grandi ricchezze e chi ne viene spogliato e resta in mezzo alla strada. C’è chi vive spendendo in un giorno quello che un normale lavoratore guadagna in un anno, c’è chi spreme i lavoratori come limoni, spesso pagandoli in nero con molto meno rispetto a quanto risulta in busta paga, e c’è chi butta i soldi incassati con lo sfruttamento, scialandosi con crociere, settimane bianche e alberghi megagalattici. Ai poveracci non rimane che restare a guardare e mormorare: “Du bai, io resto”.

Non si può fare a meno di dare un’occhiata alle macerie che la gestione Saguto ha lasciato presso l’ufficio misure di prevenzione e al lento, troppo lento sistema di riesame e di riabilitazione di tanti imprenditori frettolosamente scambiati per mafiosi o amici dei mafiosi, senza nessuna sentenza che certificasse tale condizione. Il processo contro la Saguto e i suoi complici, che ha visto coinvolti amministratori giudiziari, avvocati, commercialisti, cancellieri, professori universitari, magistrati di alto livello e abbuffini vari di quello che era un impero economico di 40 miliardi di euro, alle cui mammelle succhiavano migliaia di persone, è in corso e, a stare dalle dichiarazioni di qualche magistrato e di altri imputati, sembra che tutto fosse normale, che si agiva così per il bene supremo dello stato e che quindi tutti dovrebbero essere assolti e tornare al loro posto. Non sappiamo come andrà a finire, ma da questa emittente, che ha pagato e continua a pagare un duro prezzo per essersi permessa di denunciare il malaffare, non possiamo rinunciare a credere che esiste la giustizia e a sperare che chi ha sbagliato paghi. Non pagherà comunque lo Stato per tutti i soldi che sono stati sperperati in questo labirinto di affari spesso sporchi e consumati sempre “per il bene dello stato”.

Non possiamo fare a meno di dare un’occhiata anche allo sporco settore del traffico dei migranti, che continua ad alimentare le ricchezze di coloro che mettono a disposizione le loro strutture per assistere chi sogna di arrivare nel nostro paese per rifarsi una vita. C’è di tutto, dalle condizioni da schiavi in cui sono ridotti coloro che arrivano nei nostri porti, agli accordi documentati tra ONG e trafficanti di esseri umani, tra chi è stipato nei barconi e chi, quando si accorge che i mezzi di soccorso sono vicini, affonda l’imbarcazione e col telefono satellitare chiede aiuto. Ci si vuol far credere che gli sbarchi sono negli ultimi tempi diminuiti, grazie alla politica del nostro ministro Minniti, che ha cercato di accordarsi con le autorità libiche per lasciare i migranti fuggitivi nei campi di concentramento in cui vanno a finire e lasciarli morire in AFRICA. In realtà non è diminuito niente: i migranti continuano ad arrivare, ma ormai hanno trovato il modo di arrivare di nascosto, di inabissarsi e di cercare di raggiungere i paesi del nord Europa. In Germania hanno studiato come meglio utilizzare queste forze lavoro, in Italia invece preferiamo assisterli nei vari centri di accoglienza, farli mangiare e dormire, ma guai a farli lavorare. Si va avanti così mentre tutto il resto d’Europa, a causa di questo problema, sta operando paurose sterzate a destra, con forti dosi di xenofobia e di rigetto, accolte con il consenso degli elettori.

Andremo a votare il 4 marzo. Il governo si è dimesso, ma non ha avuto un minimo di coraggio per approvare, o almeno per tentare di fare approvare lo “ius soli”, una norma adottata in quasi tutta l’Europa per dare la cittadinanza a coloro che sono nati in Italia. Il PD e il suo ultimo ducetto ha preferito arrendersi anziché fare un atto di coraggio, e non si tratta di una sola resa: la nuova legge elettorale è stata studiata per regalare il paese di nuovo ai passati mostri del centrodestra berlusconiano, al quale, se questa coalizione non dovesse arrivare al 40% per beccarsi il premio di maggioranza, certamente Renzi, con i resti del PD, che è stato capace di scassare e distruggere, potrà dare una mano per un nuovo futuro governo di centrodestra sinistra, se di sinistra ormai si può ancora parlare. Su Partinico, da dove trasmettiamo, neanche una parola, anzi una sola: “munnizza”.

Si potrebbe continuare, ma ci fermiamo per considerare che il 17, anno di disgrazie, nel bene e nel male se n’è andato e che ci aspetta un 2018, che fa rima con botto. Quale botto? Quello di capodanno, naturalmente, e magari con l’ultimissimo devastante petardo creato a Napoli e chiamato “Kim o’ Coreano”.

Sull'autore

Salvo Vitale

Salvo Vitale

Salvo Vitale è stato un compagno di lotte di Peppino Impastato, con il quale ha condiviso un percorso politico e di impegno sociale che ha portato entrambi ad opporsi a Cosa Nostra, nella Cinisi governata da Tano Badalamenti, il boss legato alla Cupola guidata negli anni Settanta da Stefano Bontate.