Telejato

7 settembre 2018, pagina di diario

Sergio Endrigo

7 settembre 2018, pagina di diario
settembre 07
20:32 2018

I fatti del giorno, raccontati con ironia, e gli approfondimenti nel nostro consueto appuntamento col diario del giorno

40848396_946830415500487_442663544551374848_nSono mancato due giorni ed è successo il teatrino. Sono stato a Livorno su invito della CGIL, per ricordare il 40° anniversario della morte di Peppino Impastato e per rilanciare, nel nome di Peppino una politica del lavoro contro il precariato, contro i pregiudizi razziali, contro le ancora inattuate parità di genere e per una riconsiderazione globale del tema delle pensioni dopo le macerie lasciate dal governo Monti e dal governo Renzi. Vedremo.

Oggi ricordiamo la scomparsa di uno dei più grandi cantautori italiani, Sergio Endrigo, morto il 7 settembre 2005. Negli anni 60 appartenne a quel gruppo di cantautori, come Luigi Tenco, Fabrizio De Andrè, Gino Paoli, che diedero una sterzata alla musica italiana, introducendo temi sociali e armonie più intense. Nel 1968 vinse anche il festival di Sanremo con il suo brano “Canzone per te”, cantata assieme al cantautore brasiliano Roberto Carlos. Uno dei suoi brani, “Teresa”, venne censurato dalla Rai perché faceva riferimento a una ragazza non più vergine, per la frase: “Teresa, non sono mica nato ieri, sai che non sono stato il primo, nemmeno l’ultimo sarò”. Ma erano tempi in cui veniva censurato anche Domenico Modugno che nella canzone “Resta cu mme” cantava: “Nun m’importa d’u passato, nun m’importa e chi t’avuto”  o Fabrizio De Andrè che in Bocca di Rosa cantava: “Spesso gli sbirri e i carabinieri al proprio dovere vengono meno, ma non quando sono in alta uniforme e l’accompagnarono a prendere il treno”.Il suo brano più famoso rimane “Io che amo solo te”, cantata dai più noti cantanti italiani, da Ornella Vanoni a Mina a Claudio Baglioni ecc.

Il ministro del lavoro di Maio, dopo avere gridato in tutta la campagna elettorale che bisognava chiudere l’Ilva di Taranto, ha sottoscritto un accordo che conserva il posto di lavoro a tutti e conferma sostanzialmente l’operato del precedente ministro Calenda, definito da Di Maio “Un delitto perfetto”. Calenda ha detto di essere felice di essere stato complice del delitto, mentre gli ambientalisti si sono sentiti traditi e continuano a fare casino. Al momento sono salvi i circa 10 mila posti di lavoro, con grande soddisfazione dei sindacati. Quindi stavolta uno a zero per Di Maio.

Veniamo a Partinico, dove da stamane ci sono novità. Qualcuno si è svegliato e ha disposto che bisognava fissare alcuni paletti, il più importante dei quali è la “limitazione”, anzi la “regolamentazione dell’accesso” al comune alla stampa. Da ora in poi se un giornalista o un cameraman entra nel palazzo Comunale, deve avere un permesso d’accesso, cioè deve essere autorizzato. Chi è stu casinu? Cu arriva trasi? Un può essiri chiù, O cazzu va!!! La cosa stupisce perché è stata messa subito in funzione senza che di questo regolamento ci sia ancora traccia e senza che nulla sia stato notificato alle emittenti del territorio. Qualsiasi regolamento dovrebbe passare al vaglio degli organi competenti che lo approvano e non essere frutto di un ordine estemporaneo di chi si alza la mattina e dispone. In vari enti esiste il cosiddetto “accreditamento” della stampa, che tramite questo dovrebbe essere già automaticamente autorizzata. Vuoi vedere che, come successo in altri tempi e in altri comuni, tipo Corleone, ci toglieranno anche la facoltà di registrare i consigli comunali? Siamo al solito, nella libera Repubblica di Partinico si può fare tutto, anche decidere quando alcune cose si possono trasmettere e altre no. Oggi è successo a un nostro cameraman e la cosa ha fatto seguito a un precedente episodio successo ieri, quando, su permesso del ragioniere comunale, le telecamere sono state ammesse per avere notizie sulla delibera di dissesto che il ragioniere generale ha mandato al presidente del Consiglio e che ancora, stranamente, non era finita sul suo tavolo. Nel frattempo sono arrivati i tre Re magi, cioè i revisori dei conti, che avranno 15 giorni per vedere le carte e dare il loro parere. Contano di fare prima, dopodiché il Presidente del Consiglio potrà fissare la data per passare “la palla” al Consiglio o per lasciare che dall’alto arrivino i provvedimenti e i commissari previsti dalla legge.

Abbiamo in mano le carte a firma dei vari presidenti delle commissioni, che fissano in media tre sedute alla settimana per discutere e naturalmente incassare il gettone di presenza. Stupisce che, mentre gli altri presidenti indicano gli argomenti di cui occuparsi, il presidente della terza Commissione, il neoleghista Barbici ha fissato quattro sedute a settimana, ma senza ordine del giorno. Sempre della serie LRP, Libera Repubblica di Partinico, ancor più libera se si tiene conto che in questa commissione particolare la presenza leghista è rafforzata dalla vicepresidenza del consigliere Rao, che però non si dice appartenente alla Lega, ma “legato” a se stesso per SALVIare Partinico. Sarebbe auspicabile un atto di rispetto a tutto il resto del consiglio, ovvero una sua dimissione, considerato che, anche in un’altra commissione il vice presidente è suo figlio Giorgio, ma siamo sempre là, viva la RLP. Quattro sedute settimanali, quattro gettoni, ci dovrebbero essere anche tre firme in entrata e tre firme in uscita, per meglio fissare i tempi di riunione. In tal senso sarebbe stato presentato un ordine del giorno per il ripristino del vecchio regolamento o per un nuovo regolamento, con le firme di quasi tutti i consiglieri comunali. Il tutto nel segno di una spiattellata trasparenza che, a giudicare dal vincolo d’accesso alla stampa, sembra voglia nascondere qualcosa. Si vedrà anche qua.

Sembra trasparente invece la tabella che fissa le retribuzioni del sindaco e degli assessori, oltre che del presidente del consiglio. Il sindacò prenderà il 50%, poiché l’altro glielo passa la scuola in cui presta servizio e, tra qualcosa relativa all’indennità di funzione, dovrebbe incassare non i suoi affermati settecento euro, ma 1557,12, lordi, che poi vanno puliti dell’aliquota del 27%. Anche per gli altri le somme si aggirano su queste cifre, ma potremo, se a qualcuno interessa, essere più precisi.

E visto che dappertutto si parla sempre e solo di Salvini, a sua firma è arrivata una delibera che dispone la proroga dello scioglimento del Consiglio Comunale di Borgetto, accusato di “ingerenze e condizionamenti da parte della criminalità organizzata”. Bene che vada si andrà a votare in coincidenza con le elezioni europee.

Per oggi ci fermiamo. Il tempo è “accupusu”, nuvoloso, appiccicoso, caldo, afoso. Domani è un altro giorno.

Sull'autore

Salvo Vitale

Salvo Vitale

Salvo Vitale è stato un compagno di lotte di Peppino Impastato, con il quale ha condiviso un percorso politico e di impegno sociale che ha portato entrambi ad opporsi a Cosa Nostra, nella Cinisi governata da Tano Badalamenti, il boss legato alla Cupola guidata negli anni Settanta da Stefano Bontate.