Telejato

24 agosto 2018, pagina di diario

24 agosto 2018, pagina di diario
agosto 24
16:26 2018

I fatti del giorno nella nostra consueta rubrica “pagina di diario”

Oggi piove. Peggio e molto di più dei giorni scorsi. Spiagge deserte e bestemmie da parte di tutti coloro che avevano programmato le ferie a fine agosto. E a quanto pare durerà ancora per qualche giorno, tra la disperazione di proprietari di locali e di concessioni nelle località turistiche. Negli anni scorsi era la crisi, quest’anno è il cielo, c’è sempre qualche motivo che impedisce agli imprenditori di riempirsi le tasche a spese dei turisti, perché in Sicilia si fa così. Il turista è un pollo da spennare. Così imparano.

La data odierna è storicamente la notte della strage di San Bartolomeo, il nome con il quale è passata alla storia la strage compiuta nella notte tra il 23 ed il 24 agosto 1572 dalla fazione cattolica ai danni degli ugonotti a Parigi, in occasione delle nozze fra la sorella del re di Francia, Margherita di Valois (la nota “regina Margot“), e il protestante Enrico IV di Borbonere di Navarra e futuro re di Francia, considerate un atto di riconciliazione tra cattolici e protestanti, in occasione delle quali erano confluiti a Parigi migliaia di ugonotti. Mentre Parigi si riempiva di sangue, gli organizzatori persero però il controllo della situazione e l’eccidio si allargò in vaste zone della Francia. Vennero massacrate tra 5.000 e 30.000 persone, comprese donne e bambini. Si trattò del «peggiore dei massacri religiosi del secolo» condotto, in nome della croce, da parte dei cattolici nei confronti dei protestanti francesi, che erano chiamati “ugonotti”.

Viste le teste calde che gironzolano a Partinico c’è da augurarsi che non si scateni una notte di San Bartolomeo anche qua, a caccia del migrante, del clandestino, del negretto e magari del marocchino, del tunisino e del rumeno. Del mafioso no, quello è cosa nostra e ce lo teniamo.

A Catania non ci sono ugonotti, ma la nave Diciotti, non quella di don Ciotti, ma quella della Marina militare, dove ancora, per dirla con le parole di Salvini, sono in crociera i 150 migranti rimasti a bordo, dopo lo sbarco di una ventina di minori. Secondo la terminologia leghista sono trattati come in un albergo a cinque stelle, mangiano, bevono, si abbronzano, mentre secondo chi ha visitato la nave si lavano con l’acqua che esce da un tubo, hanno a disposizione solo due gabinetti, pochi panni che vengono stesi sul ponte, ma che, visto la pioggia continua non riescono ad asciugarsi. La sporcizia produce naturalmente diversi casi di scabbia, manciaciumi, pruriti, arrossamenti che, visto la pelle scura non si notano molto. Sul mangiare non abbiamo notizie. Secondo Salvini si abbuffano a nostre spese, secondo il comandante della nave tutto è a posto, secondo qualche ragazzo sbarcato molti non riescono a mangiare le poche cose messe loro a disposizione, magari mandate su dalla brava gente di Catania che, sempre secondo Salvini, dovrebbe essere seppellita dall’Etna, perché non abituati alla nostra alimentazione. Intanto il ministronzo continua a fare la voce dura, vuole, e diciamolo, giustamente, che l’Europa si faccia carico del problema e che accolga quelli rimasti sulla nave, visto che noi ci teniamo i minori. Invece al resto d’Europa non gliene fotte una beata min-estra, al punto che Luigino Di Maio ha alzato la voce minacciando di non dare all’Europa una parte dei 20 miliardi che spetta versare all’Italia. Anche qua il resto d’Europa se la ride, perché sa bene che se l’Italia non versa qualche miliardo, l’Europa gliene tratterrà molti di più, pena il dissesto, anzi il fallimento della nazione.

E così siamo arrivati anche al dissesto di casa nostra. È partita il 14 agosto la lettera con cui il segretario generale comunica alla Corte dei Conti, al Ministro dell’interno e a quello della Finanza locale e al prefetto di Palermo che non è stato predisposto alcun piano di riequilibrio entro la data fissata dalla legge, il 9 agosto e pertanto è come dire: noi non abbiamo fatto niente, non abbiamo un soldo, sbrigatevela voi e toglieci dai guai perché noi non ne siamo capaci e non ne abbiamo voglia: bisognerebbe fare manovre finanziarie così rigide che tutto il paese guarderebbe i suoi amministratori come aguzzini, pertanto meglio lasciar fare agli altri e restare amici con i cittadini. Altrimenti non ci voteranno più. In realtà è un’amicizia fasulla, perché tutto quello che sarà fatto in regime di austerità dovrà sempre passare dal Consiglio comunale.

E visto che “i rubinetti si sono chiusi”, come diceva il Sindaco Giordano, (cazzo, ma da quant’è che sono chiusi questi rubinetti?, sempre chiusi sono?) l’assessore allo spettacolo Angela Landa ha fatto sapere che sono annullate le manifestazioni culturali, in particolare quelle del 24 agosto al Carmine e del 1° settembre alla Cantina, ma non è invece annullata la manifestazione organizzata dalla parrocchia di san Gioacchino “Giochi d’acqua”, che avrà luogo il 25 alle ore 15. Se continuerà a piovere, meglio così, i giochi d’acqua li farà dal cielo San Gioacchino e saranno gratis.

Insomma, la situazione è nera sia in cielo, come in terra. L’unica via d’uscita è suggerita dal sindaco, che continua a dire, sin dall’inizio in cui è comparso in scena, che bisogna “fare sistema”. Che vuol dire? In politica, ci dice il vocabolario, “è l’insieme delle relazioni tra individui e soggetti politici e i processi grazie ai quali si implementano le decisioni della collettività”. E quindi, per fare sistema, ieri c’è stata una nuova riunione della maggioranza per vedere come spartirsi le restanti due presidenze di commissioni consiliari e individuare i prossimi componenti del nucleo di valutazione che, badate bene, è importante, perché decide quale voto dare in pagella ai dipendenti comunali, a chi dare il premio di produzione per il grande lavoro svolto e chi invece lasciare a bocca asciutta, specie se non fa parte del “cerchio magico” che ruota attorno a De Luca sindaco. Forse questi premi, visto che siamo a secco, saranno pochi e di pochi soldi, si vedrà.

Ma attenti, “sistema” leggiamo sul vocabolario, “è il nome con cui i camorristi definiscono la rete malavitosa e la criminalità organizzata, altrimenti conosciuta come Camorra”: quindi attenti con le parole, si potrebbe dar luogo a situazioni deviate e alla fine, com’è successo a Borgetto, allo scioglimento del comune. Meglio abbandonare il termine e sostituirlo con qualche altro, tipo “fare gruppo”, “fare aggregazione”, “associarsi” o, in siciliano, “ncucchiarisi”.

Per oggi abbiamo finito. Buona pioggia.

Sull'autore

Salvo Vitale

Salvo Vitale

Salvo Vitale è stato un compagno di lotte di Peppino Impastato, con il quale ha condiviso un percorso politico e di impegno sociale che ha portato entrambi ad opporsi a Cosa Nostra, nella Cinisi governata da Tano Badalamenti, il boss legato alla Cupola guidata negli anni Settanta da Stefano Bontate.