Telejato

15 settembre, pagina di diario

15 settembre, pagina di diario
settembre 16
01:03 2018

Consueto appuntamento con la rubrica di Telejato, oggi dedicata al ricordo di Padre Pino Puglisi

Oggi è la giornata del papa. 24 pagine sul Giornale di Sicilia, messa in diretta da piazza Politeama, predica con scomunica dei mafiosi e un’alternativa ben chiara: non si può essere cristiani e mafiosi: bisogna scegliere. Con invito alla conversione che ripete, quasi letteralmente l’invito alla conversione fatto da Giovanni Paolo secondo nella valle dei templi il 9 maggio 1993. Ma vogliamo parlare del vero motivo della visita pastorale, ovvero il ricordo di Padre Pino Puglisi nel 25° anniversario dell’uccisione. Molti lo definiscono un “martire della mafia”, ma sarebbe da spiegare perché gli altri sono vittime della mafia e non martiri. Martiri sono tutti quelli che hanno speso la loro vita al servizio di un ideale che servisse a migliorare gli uomini e a creare una società libera dalla violenza e dall’oppressione.

Due parole sulla sua vita, già abbondantemente illustrata e documentata da libri, documentari e film: PPP, ossia Padre Pino Puglisi nacque nel quartiere palermitano di Brancaccio il 15 settembre 1937 dal padre calzolaio, e madre sarta. Entrò a sedici anni in seminario, e venne ordinato prete nel 1960. Dopo alcuni anni passati prima come cappellano presso l’orfanotrofio Roosevelt dell’Addaura e poi, dal ‘70 al ‘78 come parroco a Godrano, il 29 settembre 1990 fu nominato parroco della chiesa di San Gaetano, nel quartiere Brancaccio, una delle roccaforti mafiose palermitane. Lo si vedeva spesso alla guida della sua Uno rossa, sempre in giro per il quartiere, a contatto con i bambini e i ragazzi, ovvero con quelli che possono correre il rischio di essere fagocitati dalla spirale mafiosa. La sua missione fu di salvare i più giovani, recuperarli dalla strada, offrire loro una possibilità, un’occasione, un futuro. Il 29 gennaio 1993 inaugurò il centro Padre Nostro, un punto di riferimento (ancora attivo) per i bambini, i ragazzi, gli anziani e le famiglie del quartiere, offrendo, per quanto possibile, generi alimentari, vestiti, materiale didattico, supporto legale, sanitario e psicologico. Il 15 settembre 1993, il giorno del suo cinquantaseiesimo compleanno, venne ucciso davanti al portone di casa: due colpi alla nuca, da vigliacchi, in perfetto stile mafioso. Al mafioso Grigoli che si presentò per ucciderlo disse: “Me l’aspettavo”. Qualche altro sostiene invece che disse: “Ti aspettavo”, e senza dubbio questa è una versione più bella. Nella storia della mafia si tratta del primo prete ucciso dalla mafia perché diventato scomodo a causa della sua attività apostolica. Prima di quel momento tra la chiesa e la mafia c’era sempre stato un patto di reciproco rispetto dei ruoli, se non, in molti casi, di alleanza. E quando la mafia arriva a tanto, si vede che ha cominciato a sentir soffiare sul collo il rischio di perdere consenso e prestigio. La stessa cosa del resto era successa con Peppino Impastato. Al momento attuale Padre Puglisi è stato beatificato, in attesa che faccia il miracolo che possa autorizzare la causa di santificazione, ma già, anche se non ufficialmente, molti lo venerano come santo.

Spostiamoci all’estero: ieri il commissario europeo per gli affari economici Moscovici ha fatto notare che l’Italia va male e poi ha affermato che per l’Europa si aggirano tanti piccoli Mussolini. Nel 1848, cioè 170 anni fa, Marx invece affermava: “Uno spettro si aggira per l’Europa, il socialismo”. Gli spettri a quanto pare hanno cambiato volto, anche se le analogie, rispetto al passato, sono tante. Non era specificato a chi Moscovici si riferisse, ma Salvini e Di Maio se la sono presa come un’offesa personale, perché hanno pensato che parlasse di loro. Non è così forse Moscovici voleva fare un complimento: nel loro caso si tratta, ad essere generosi, di due piccoli Renzi, con tutta la nostra scarsa stima che abbiamo per Renzi..

E sempre Salvini, che non perde un colpo, ieri a Vienna ha litigato col ministro degli interni del Lussemburgo, che ha invitato gli Italiani a ricordarsi di quando loro erano migranti e quanti ne abbia accolto il piccolo Lussemburgo. Una battuta stupida, perché di italiani migranti ce ne sono oggi circa 150 mila l’anno, tutti giovani che fuggono all’estero in cerca di lavoro. In questo caso Salvini non ha saputo dare la risposta giusta, replicando che, il numero degli italiani non aumenta con i migranti, ma spronando gli italiani a fare figli: quindi un invito a darsi da fare a letto. L’altra stupidata è l’affermazione che si creerà un’Europa sotto la guida di Orban e naturalmente anche sotto la sua: come dire che la Sicilia sarà governata dall’ex sindaco Lo Biundo. E il bello è che per ogni minchiata che spara si trova sempre qualcuno che gli batte le mani. Ormai questo personaggio è stato talmente pompato dai mass media che, qualsiasi cosa faccia, continuerà a racimolare consensi, anche se uscisse con la pistola contro qualche migrante.

E a proposito, ieri a Lampedusa ne sono sbarcati 184, di nazionalità tunisina, su sette diverse carrette del mare e gommoni: sono stati tutti avviati verso il centro d’accoglienza, che ormai è strapieno ed in piena emergenza, in attesa di chiarire la loro posizione. Salvini a parole vorrebbe rimandarli tutti indietro, ma costa troppo, mentre il sindaco di Lampedusa è disperato e continua a chiedersi come mai per i 114 della nave Diciotti si è fatto tutto quel casino e per le centinaia di stranieri che sbarcano ogni giorno a Lampedusa nessuno parla.

Cronachetta da Partinico: ieri è stata inaugurata la locale sede di Diventerà bellissima, ma nessuna preoccupazione, ancora lo deve diventare. Il posto è quello da dove il capitano Bellodi spiava don Mariano nel “Giorno della civetta”. La nostra troupe, invece in questa occasione è stata accolta per il servizio di rito dalle stesse persone che in municipio le studiano tutte per non farci entrare. Auguri ai vari amici di Musumeci per un proficuo lavoro “per il bene del paese”

La montagna delle vinacce di viale dei Platani cresce a vista d’occhio: non ci sono teloni che bastino a coprirla, non ci sono controlli, non ci sono lamentele, eccetto questa nostra voce che ormai è diventata “vox clamans in deserto”.

A lunedì…

Sull'autore

Salvo Vitale

Salvo Vitale

Salvo Vitale è stato un compagno di lotte di Peppino Impastato, con il quale ha condiviso un percorso politico e di impegno sociale che ha portato entrambi ad opporsi a Cosa Nostra, nella Cinisi governata da Tano Badalamenti, il boss legato alla Cupola guidata negli anni Settanta da Stefano Bontate.