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Vasto. Storia di un viadotto autostradale, di rifiuti e una strada che cede

Vasto. Storia di un viadotto autostradale, di rifiuti e una strada che cede
giugno 28
14:54 2019

Dalla denuncia di una discarica abusiva sotto l’autostrada una vicenda che va avanti da anni

Il crollo del ponte Morandi a Genova dell’agosto scorso ha acceso i riflettori nazionali sulla sicurezza e lo stato delle autostrade italiane. Riflettori che hanno interessato molte comunità che si sono sentite, finalmente, legittimate ad esprimersi e rendere pubblici dubbi, incertezze, timori e paure. Un dibattito e una riflessione che, passata l’emozione della tragedia di Genova, sono calati fin quasi a scomparire. Tenuti vivi soprattutto grazie a coloro che, anche molto prima dell’agosto scorso, erano attivi e seguivano la questione. Perché, in realtà, già prima c’è chi ha cercato di documentare, esprimersi, agire. Le denunce di Gennaro Ciliberto, oggi testimone di giustizia, sono approdate anche nelle aule di tribunale. E in Abruzzo il dibattito è divampato dopo la mobilitazione contro il progetto di due varianti per le autostrade A24 e A25. Ma non è l’unica infrastruttura su cui l’attenzione pubblica si è concentrata. La deputata Daniela Torto, per esempio, varie volte è intervenuta sulla sicurezza del cosiddetto asse attrezzato, la strada a scorrimento veloce che collega vari comuni della costa, e dell’autostrada a Chieti e dintorni. La deputata Carmela Grippa si sta battendo da mesi per vari viadotti tra Abruzzo e Molise. Sempre percorrendo l’A14 a Vasto diversi cittadini, ormai da anni, seguono e documentano quanto sta accadendo. L’importanza di quest’autostrada, che da Bologna arriva fino in Puglia, è evidente vedendo una qualsiasi cartina: l’A14 costeggiando tutta la costa adriatica è praticamente una delle maggiori infrastrutture che collegano il nord e centro Italia con il sud della penisola. Si dovesse interrompere per un incidente grave questo collegamento si spezzerebbe quasi a metà l’Italia. O comunque per ogni spostamento si dovrebbero aggiungere centinaia e centinaia di chilometri.

Sotto il viadotto scorre una strada alla periferia sud della città, quasi al confine con Salvo. È una strada in aperta campagna e, superato il viadotto, la natura regalerebbe una vista mozzafiato. Se non fosse per i barbari comportamenti che, con un’ostinazione che meriterebbe ben altre cause, da anni taluni continuano a perpetrare. Poco prima di Natale del 2017 una residente posta su facebook una galleria di foto di rifiuti di ogni tipo accatastati sotto il viadotto. Erano comparsi da alcuni giorni anche 4 bidoni da 200 litri, di cui 3 arrugginiti, di un liquido vischioso di dubbia natura. Uno dei bidoni, divorato dalla ruggine, ha perso totalmente il proprio contenuto creando un putrido e inquietante laghetto. Il fortissimo odore faceva pensare a solventi, ma i bidoni erano completamente anonimi, senza alcuna indicazione. E il livello di solidificazione non appariva quello di un solvente. Il catalogo dei rifiuti gettati indiscriminatamente è il più vario possibile: vecchi mobili, lavatrici, televisori, oggetti di ogni tipo, sacconi pieni di rifiuti di varia natura, lastre di eternit. Sono anni, denunciano i residenti, che è così. Sotto il cavalcavia, nelle immediate vicinanze o poco più distante. A circa mezzo chilometro i residenti denunciano la presenza di lastre di eternit da anni. Rifiuti rimasti ammucchiati sotto al sole, alla pioggia o alla neve. Nei giorni successivi un esposto venne presentato ai Carabinieri Forestali,  reso noto dalla stampa. E probabilmente questa sarà la scintilla della prima vera svolta della vicenda. Autostrade per l’Italia si muove subito dopo le festività natalizie per la messa in sicurezza e la bonifica dell’area di sua competenza. Si aprirà, nel frattempo, anche un imponente cantiere sui piloni autostradali che – due anni dopo – non è ancora concluso. Il 10 febbraio scoppia un violento incendio che avvolge la discarica abusiva. Aria irrespirabile, un’altissima nube nera (esattamente sotto l’autostrada) e buona parte dei rifiuti bruciati, il terrore dei residenti è che la sostanza contenuta nei bidoni potesse prendere fuoco. 12 ore dopo l’odore era ancora fortissimo e respirare, dopo pochi secondi, diventava difficile. Miasmi insopportabili, mal di testa, nausee, sensazioni di vomito appena ci si avvicina è quanto si subisce. E le fiamme sono un protagonista che tornano sotto questo viadotto. Un violentissimo incendio era già scoppiato nel settembre 2015. Furono colpiti almeno 10 ettari nella zona e le fiamme coinvolsero l’autostrada e la strada provinciale, che fu anche chiusa al traffico durante le impervie operazioni di spegnimento. E un ulteriore incendio è scoppiato nel luglio del 2017. Il cantiere di Autostrade per l’Italia, ormai attivo, impediva esattamente sotto il viadotto di continuare ad alimentare la discarica abusiva. Ma a distanza di pochi metri tutto era sempre uguale. Nel sopralluogo dopo quest’ultimo incendio sulla strada comunale c’era ancora, per esempio, un sacchetto in plastica macchiato di rosso sangue, già fotografato nei mesi precedenti. Probabilmente abbandonato dopo aver trasportato interiora di animali, era ormai completamente deteriorato.

Come già riportato, Autostrade da ormai due anni sta pesantemente intervenendo nella zona. Un cantiere imponente e che coinvolge tutti i piloni della zona. Ma, ci sottolineano i residenti, da molti mesi attivo solo di rado. A fine settembre scorso alcune foto dei piloni somigliavano in maniera impressionante a tante foto, che vediamo su social, giornali e tv, di altre autostrade abruzzesi o di altre parti d’Italia. E appare di difficile comprensione la funzione di una lunghissima asta di legno, posizionata in verticale dalla sede autostradale alla sottostante strada comunale. S’immagina ovviamente, sarebbe surreale e sfiderebbe alcune leggi della fisica, che non “regga” l’autostrada. E per valutare la tenuta della stessa nel 2018-2019 s’immagina esistano strumenti molto più moderni e tecnologici. Piccolo mistero che probabilmente resterà tale … Ma non è tutto. Perché, forse incredibilmente anche per l’intenso via vai del cantiere (ma non si potrebbe fare altrimenti), all’attenzione all’autostrada si aggiunge il terrore vedendo l’avanzare della situazione della strada. A settembre scorso appariva già netto quello che è a tutti gli effetti un movimento franoso attivo. Cinque mesi dopo la situazione è nettamente peggiorata. Per svariati metri la strada è scesa notevolmente, per un’utilitaria è praticamente quasi impossibile percorrerla. In prossimità della curva un nuovo fronte franoso si è aperto. E almeno un palo della luce è ormai più pendente della Torre di Pisa. E questa è zona di fortissimi venti, piogge torrenziali e abbondanti nevicate. Quando piove, ci raccontano i residenti, i piloni autostradali vengono letteralmente sommersi. Se il cedimento della strada in pochi mesi ha avuto quest’evoluzione così rapida, cosa potrà accadere nei prossimi mesi? E, al di là di ogni altro lavoro eseguito o da eseguire, il cedimento della strada è alquanto improbabile da ipotizzare non influirà anche sull’autostrada stessa. I residenti lo denunciano da anni, sono 26 mesi che seguiamo la vicenda. Continueremo a farlo nei prossimi mesi.

Sull'autore

Alessio Di Florio

Alessio Di Florio

Militante comunista libertario e attivista eco-pacifista, collaboratore di Adista e referente abruzzese dell’Associazione Antimafie Rita Atria e di PeaceLink, Telematica per la Pace. Collabora con Casablanca Storie dalle Città di frontiera, I Siciliani Giovani, Popoff Quotidiano, QcodeMagazine e altri siti web. Autore di articoli, dossier e approfondimenti sulle mafie in Abruzzo, a partire da mercato degli stupefacenti, ciclo dei rifiuti e "rotta adriatica" del clan dei Casalesi, ciclo del cemento, post terremoto a L'Aquila, e sui loro violenti tentativi di dominio territoriale da anni con attentati, intimidazioni, incendi, bombe con cui le mafie mandano messaggi e tentano di "marcare" la propria presenza in alcune zone, neofascismo, diritti civili, denunce ambientali tra cui tutela coste, speculazione edilizia, rischio industriale e direttive Seveso.