Telejato

Partinico, Distilleria: Forse perduti i 2 milioni di euro di risarcimento al Comune

Le vinacce della Distilleria - Telejato

Partinico, Distilleria: Forse perduti i 2 milioni di euro di risarcimento al Comune
settembre 22
15:06 2016

Qualcuno ricorderà come la distilleria Bertolino avrebbe dovuto risarcire 2 milioni di euro al Comune di Partinico per danno ambientale.

news_47701Si tratta di una vecchia sentenza emessa dal giudice civile di Palermo Matilde Campo, che aveva quantificato il danno subito dal Comune che era stato accertato con sentenza penale diventata irrevocabile nel 1999. In quella circostanza il Comune di Partinico era difeso dall’avv. Armando Sorrentino, nominato dall’allora sindaco Gigia Cannizzo. Nella sentenza si riteneva l’imprenditrice colpevole di danneggiamento per l’inquinamento del torrente Nocella, dove la distilleria sversava rifiuti speciali in violazione della legge. Citata in giudizio davanti all’allora pretore di Partinico, imputata di ben 16 reati connessi all‘inquinamento dei torrenti e del mare, in primo grado la Bertolino era stata condannata a 16 mesi di carcere. In appello la maggior parte dei reati ambientali venne dichiarata prescritta e alla Bertolino venne ridotta la pena a 10 mesi, poi confermati dalla Cassazione che rimise al giudice civile la liquidazione del danno arrecato al Comune per l’inquinamento. Per la quantificazione del danno, venne avviata l’azione civile. La perizia depositata nel giugno 2010 davanti ai giudici del tribunale portò alla condanna della Bertolino che avrebbe dovuto pagare il maxirisarcimento da due milioni di euro. «Questa decisione non sta né in cielo né in terra», aveva commentato l’imprenditrice annunciando il ricorso.

Si arrivò al 2012, quando la Corte d’appello, presieduta da Rocco Camerata Scavazzo, accogliendo il ricorso della Bertolino, sospese il risarcimento rinviando il processo di quattro anni, al febbraio 2016. È allucinante che un processo che, per di più vede coinvolto un ente pubblico come parte lesa, possa essere rinviato di quattro anni. Da non crederci. I giudici hanno in mano un potere fuori da ogni limite e sono, come dice De Andrè in una canzone, “arbitri in terra del bene e del male”. I più maligni potrebbero vedere dietro questa sentenza l’ombra del Procuratore Agueci, presunto cugino della Bertolino e uno dei magistrati più influenti della Procura di Palermo. Se non è così preferiremmo non essere denunciati, ma smentiti. Il lunghissimo rinvio ha congelato di fatto il procedimento, rendendo più difficile per il comune di Partinico la possibilità di ottenere l’indennizzo per i danni ambientali che l’attività della distilleria avrebbe prodotto negli anni, dall’aria alle falde acquifere, fino al mare. Ma tra un secolo e l’altro siamo arrivati al febbraio 2016. Che è successo? C’è stata l’udienza? Il Comune di Partinico si è presentato col suo legale o se n’è scordato? Nessuno su questa domanda vuole rispondere, né il rappresentante legale del Comune, il dott. Barranca, né gli assessori, che sembrano cadere dalle nuvole. L’impressione, che ha buone possibilità di essere la realtà è che il Comune, per complicità, per dimenticanza o per scelta deliberata, non si sia presentato e che il giudice l’abbia data vinta alla Bertolino, ricorrendo a qualcuno di quei sotterfugi in cui la giurisprudenza è maestra.

E quindi addio a quei due milioni di euro che avrebbero potuto servire a ristorare le casse esauste del Comune. Se così è chiediamo la convocazione di una conferenza stampa nella quale il Sindaco dia una risposta chiara sulle sue eventuali responsabilità o su quelle dei funzionari che avrebbero dovuto occuparsene e non l’hanno fatto. E se questa responsabilità emergesse, che vada a casa, perché non si può fare realizzare la delocalizzazione di un’azienda che non dovrebbe stare lì, con i soldi dei cittadini che sono stati vittime di decenni di mala gestione di una fabbrica e, anziché pagare dovrebbero essere risarciti, com’era stato sentenziato.

Sull'autore

Salvo Vitale

Salvo Vitale

Salvo Vitale è stato un compagno di lotte di Peppino Impastato, con il quale ha condiviso un percorso politico e di impegno sociale che ha portato entrambi ad opporsi a Cosa Nostra, nella Cinisi governata da Tano Badalamenti, il boss legato alla Cupola guidata negli anni Settanta da Stefano Bontate.